Nag Arnoldi

A cura di Pietro Vagli Viello. Nag Arnoldi. Arte e passione: dal Canton Ticino al mondo, tra i grandi del 900 anche il nostro ticinese.

Ul Batacc entra nella casa, di uno dei più insigni artisti ticinesi del 900. Nag Arnoldi nasce a Locarno il 18 settembre  1928;  pittore, scultore e incisore è il padre di quella struttura artistica che ritrae e incide animali che sembrano vivere o essere vissuti in un epoca fuori da ogni tempo e ogni spazio.
Creature mordaci e artigliate ma non solo; donne uomini e soldati, eserciti con la spada eretta al cielo, e poi ancora altre creazioni, come la testa  dei suoi cavalli che mostrano lo sguardo all’empireo dell’infinito.

A ben guardarlo, Nag assomiglia parecchio alle sue molte sculture, soprattutto a quelle dei volatili, che sembrano interpretare un ruolo universale dell’essere silenzioso, quasi indefinibile  un po’ ironico, pressochè inafferabile. Arnoldi è certamente uno di quegli artisti “a tutto tondo” capace di scolpire e disegnare con la forza espressiva di tutti i grandi di questa disciplina, non a caso è considerato lo scultore ticinese attualmente più celebre al mondo.

Si forma artisticamente con Antonio Chiattone, Carlo Cotti, Mario Chiattone, Giuseppe Foglia e Filippo Boldini, operando presso i loro atelier luganesi e dal 1954 comincia la sua avventura espositiva partendo da Lugano e zone limitrofe. Lo stile di questo pittore piace subito agli addetti ai lavori  e ben presto la sua arte vanta esposizioni sempre più qualificate e importanti in tutte le maggiori città svizzere.

Nel 1960 la prima opera prestigiosa, la Fontana di Lugano, lavoro che porta l’artista a riflessioni essenziali sulla manipolazione dei diversi materiali e dello scopo di utilizzo di questi. 
Vetro, ceramica, gesso, ma il metallo rimane il suo fine ideale.

Ed è nel metallo che riesce a trovare il giusto equilibrio e il punto di forza necessaria alla propria vocazione artistica.

Sempre in quell’anno una svolta  importante; per scelta di vita si trasferisce a Città del Messico, dove già da tempo vive suo fratello, ci rimarrà ben quindici anni, facendo spola tra il Messico Lugano e Venezia, al suo ritorno in Europa  l’esperienza acquisita, gli permetterà di fortificare il suo stile, rendendolo ancora più energico e profondo. Nel contempo il nostro mordace artista, prosegue il percorso pittorico, animando enormi tavole a gesso, matite e tempere danno vita ad affreschi singolari e stupefacenti.

Dal 1962  molte case editrici lo presentano, nella pubblicazione di decine di libri d’artista, opere che resteranno indimenticate e indimenticabili nel cerchi della vita di molte generazioni a venire.

Dal 1954 ad oggi Nag Arnoldi ha creato centinaia di sculture, migliaia di dipinti e molti libri dedicati alle litografie più prestigiose del suo raffinato repertorio artistico. 

Oggi nella sua casa ci accoglie col sorriso e la detrminazione di chi vuole ancora entusiasmare gli altri, elettrizzando prima se stesso; la vivacità dei suoi occhi sembra voler concentrare tutte le energie positive della terra, e nel suo atelier ogni opera rappresenta la dedizione e l’entusiasmo di chi ha dedicato la vita alla creatività.

Cosa prova quando crea un’opera?
La gioia di dare concretezza alle idee, materializzare e plasmare la materia, un omaggio alla vita.

Da dove prende lo spunto e la forza, nel momento in cui si mette al lavoro?
Da molte componenti, idee che nascono e prendono corpo dal silenzio, uno status che nel corso degli anni risulta essere sempre più alleato prezioso.

Quindi più poesia o più musica?
Non ho un gran rapporto con la musica anzi, oserei azzardare che è quasi una relazione complessa, antepongo di gran lunga il silenzio. La poesia però mi fa fare pace con la musica, ciò che non percepisco con la musica lo colgo con la poesia, una disciplina che mi dà energia.

Il suo poeta preferito?
Uno dei tanti, Gabriele D’Annunzio,  la sua determinazione poetica mi ha sempre affascinato. La morte del cervo, credo sia una delle più belle poesie scritte da questo uomo che spesso ha esternato tanta retorica, e in alcuni momenti ha dimostrato comunque tutta la sua grandezza.

E nel suo campo a quale artista dedica la sua stima?
Ho conosciuto molti bravi pittori e scultori, ma colui che in assoluto rappresenta la mia ispirazione è Pablo Picasso, a lui devo molto. Credo che per gli artisti della mia generazione egli rappresenti un po’ il padre di tutto. Tutti siamo transitati attraverso il postcubismo. In molti dei miei lavori credo risulti chiaro il mio continuo omaggio a questo grande artista.

Pittura e scultura; quanto legate nella sua indole queste due discipline?
Due emozioni che vivo in maniera differente, ma che al momento della creatività convergono a favore del lavoro che sto per realizzare. Ho sempre plasmato forme e volumi, quando lavoro ad una scultura.
Prima la disegno e la ridisegno svariate volte. Con il disegno rendo tridimensionale il volume che ho in testa, lo metto nero su bianco, lo materializzo, e poi lo plasmo con la materia.

Oggi, facendo un’ autoanalisi generale delle sue opere?
Nei primi anni di lavoro, ho realizzato opere che risentivano certamente dell’influenza picassiana, sculture e disegni che col passare del tempo hanno trovato una loro dimensione, e comunque uno stile tra pittura e scultura dove domina  l’esigenza di creare spazi, volumi e profondità che sembrano rimanere sospesi e incompiuti, perchè in continuo movimento.

In conclusione, dopo cinquant’anni di carriera e lavoro dove trova ancora la forza e lo spirito necessari?
So di avere un’ età importante ma non ci penso più di tanto. Mi piace quello che faccio, e mi piace poterlo fare, mi diverto e sto bene, non sento la fatica, per me il lavoro non è mai stato una pena, tuttaltro, è un modo di vivere. Nonostante i miei saggi anni, continuo a muovermi e a lasciar traccia di questo mio movimento. Questo creda, è l’unico divertimento.


Questo grande artista del 900,  ha esposto le sue geniali opere  in centinaia di città famose di tutto il mondo: Roma, Venezia,  Firenze, Torino, Montecatini, Taranto, San Marino, New York, San Francisco, Santa Barbara, Los Angeles, Messico, Liechtenstein, Lugano, Bellinzona, Zurigo, Locarno, Losanna, San Pietroburgo e molte altre ancora. Questo a dimostrare quanto nel mondo sia stato apprezzato.

Prima di uscire dalla casa di Nag Arnoldi il mio sguardo si perde ancora nelle tante sculture di questo Signore dell’Arte. Tra i molti lavori la mia curiosità viene catturata da un lavoro in particolare: un gruppo di guerrieri uniti e compatti, tutti con la lancia al cielo, la fantasia respirata in quel luogo mi induce ad una riflessione; tra loro forse vincitori e vinti di una battaglia dettata dalla guerra, e tutti insieme si ritrovano a ricostruire ciò che insieme hanno distrutto

a cura di Pietro Vagli Viello
photo by drago.s

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