Simona Robbiani: alla ricerca di se stessi

Raccontare e raccontarsi è sempre una forma di liberazione. Raccontarsi attraverso l’arte, ha una potenzialità “terapeutica” nella
nostra vita, nel momento in cui diventa segnalatore dei processi storici e rappresentazione di se stesso. Il raccontare offre all’artista la possibilità di trasformarsi all’interno di un processo di ridefinizione di Sé.

Simona Robbiani, nata il 12.05.1989 a Lugano, attualmente vive a Rovio.

Ha frequentato il Liceo Artistico (CSIA) di Lugano e poi l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Ha studiato Arti Visive attraverso il triennio di Pittura, a Luglio 2013 e si laureata con 110 e Lode presentando la tesi “Vivere a Colori”. Attraverso la realizzazione di quest’ultima, entra nel mondo della psicologia del colore e del colore emozionale, comprendendo il coinvolgimento e il condizionamento (conscio, ma soprattutto inconscio), che tutti noi abbiamo in relazione ai colori. Nel corso dei suoi studi si è sempre allacciata al corpo femminile come tematica ed essenza principale, lavorando sulla distruzione di forme compatte e lasciandosi andare nella ricerca della materia, del segno e del vissuto.

“Senza un input iniziale è difficile iniziare a parlare di sé, posso provare a spiegare che tipo di persona sono o meglio, ciò che ho capito di me in questi anni e come tutto questo si rispecchia nel mio lavoro. Un tempo mi han definito come un tornado che al proprio passaggio travolgeva chiunque.. probabilmente lo ero davvero, in senso positivo: una giovane molto euforica, energica, amante della vita, sempre sorridente e coinvolgente! Ora guardandomi allo specchio vedo una persona complessa, e ci sono delle esigenze che prendono il sopravvento su ogni cosa, il lavoro in primis.

Il mondo dell’arte è un mondo complesso, imprevedibile, puoi rischiare di trovarti all’interno di un vortice che ti trasporta attraverso infiniti percorsi dentro ai quali ti puoi facilmente perdere. Se hai fortuna, intraprendi un cammino meraviglioso immergendoti in un sistema che ti porta a trovare te stesso, a riconoscerti in qualcosa e sentire sensazioni indescrivibili, sensazioni che ti toccano l’animo. Il mio percorso artistico ha sempre trasmesso ciò che ero, ciò che sono e ciò che sento.

Ho nascosto la mia parte più sensibile, fragile, femminile, umana, per lasciare in vista solo una giovane donna forte e decisa, un po’ chiusa in se stessa,un po’ egoista e incurante di quel che le accadeva intorno, poi ancora esuberante, giocosa e dinamica, scrutavo la superficialità altrui e ci sguazzavo dentro. Il mio animo, che sotto, celava una gran sensibilità semplicemente si nascondeva per timore di quella debolezza che in realtà ci rende vivi, l’amore. Intanto vivevo la solitudine, una solitudine che mi ero creata da sola, una solitudine strana, impercettibile a volte, quasi ironica.

Fin dal principio, durante la mia esperienza presso lo CSIA a Lugano, ho sempre scritto pensieri, poesie, frasi, o singole parole su dei diari, diari che parlano di me, diari con immagini, disegni, collage, ritagli di giornali... diari dai quali ancora oggi, a distanza di parecchi anni, non riesco a staccarmi.
Talvolta li leggo e mi trovo a viaggiare nel tempo, riaffiorano pensieri e situazioni vissute, ma ciò che mi colpisce è come mi immergo in sensazioni a volte indecifrabili... perché questo è ciò sul quale mi baso, sensazioni. Non sono ricordi nitidi, visioni, ma sono percezioni legate a un accaduto. Sono sempre stata molto emotiva, sognatrice. Ho sempre visto nella donna, nel suo corpo, quella presenza meravigliosa che mi permetteva di trasmettere ciò che sentivo.

Il mio lavoro si basa dunque sulla donna, sull’arte di essere donna, di poter rappresentare tutto. Ho sempre visto nelle forme che rappresentano il corpo di una donna le meraviglie del mondo, la perfezione attraverso curve sinuose che mostrano percorsi meravigliosi, paesaggi infiniti.

Non ho mai voluto dare una vera e propria identità alle mie figure, mi ha sempre interessato esclusivamente il corpo e la presenza attribuita ad esso. Niente volto, niente mani, niente piedi!

Durante un certo periodo, circa tre anni fa, ho avuto una sincera esigenza legata allo sfogo manuale, mi sono avvicinata alla sperimentazione della materia, della gestualità più concreta attraverso la pressione delle mie stesse dita sul supporto destinato all’operato. Mi sono trovata a distruggere quei corpi che tanto amavo nel loro insieme, quella rappresentazione “perfetta” della femminilità attraverso le sue forme, era diventata una ricerca gestuale di una forza, una presenza più concreta, quasi un voler emergere sotto nuove spoglie. Una serie di lavori in bianco e nero si presentano come un richiamo d’aiuto, una manifestazione di lotta, un’estraniazione, una ricerca d’identità... la materia (vernice e pastello) segnano i tratti di qualcosa che si evolve, che c’è e non c’è, che si sta preparando ad esplodere, o a sparire. Mi approprio così dello strumento macchina fotografica per tornare alla scoperta della femminilità di una donna, del suo corpo e di ciò che mi può trasmettere. Attraverso il movimento sfido la fisica, sfido la percezione visiva, trovo ciò che cerco nel rappresentare velature, ombre, presenza... magia.

Nel contempo trovo il modo di mostrare la donna sotto nuove spoglie, più forte, più presente, più vera, ma anche più sfuggente! La metamorfosi di questo corpo che lego alla multifunzionalità del nostro ruolo nella società attuale. Il lavoro, la famiglia, le necessità personali, quelle altrui... la donna si presta a coprire ruoli impensabili, la sua presenza è ovunque, purtroppo spesso mai al 100%. Il tempo è tiranno, le esigenze sono molte, le sensazioni infinite, le richieste sempre in aumento... eppure noi siamo qui e lottiamo, siamo qui piene di vita e con la convinzione che tutto ha un senso, noi siamo forti, noi ci siamo, noi dimostriamo il nostro valore.

La mia mente si è aperta molto durante la trascrizione della mia tesi di laurea, l’argomento principale è legato al colore, argomento scelto per un interesse personale legato alla pittura e al campo dell’insegnamento (campo in cui mi adopero attualmente in qualità di docente di scuola media). Attraverso la pittura ho potuto riscoprire e comprendere, almeno in parte, lo stato psicologico, i lato emozionale della relazione conscia ed inconscia tra le persone e i colori. Ora sento maggiormente ciò che trasmettono, sento di poter io stessa essere più comunicativa.
È la ricerca di se stessi, la ricerca attraverso un mondo davvero ricco di nozioni, sensazioni e possibilità.

Concludo questa intervista esprimendo i miei più sinceri ringraziamenti all’universo che mi ha dato un grande dono, l’arte di essere donna. Un augurio al futuro, un desiderio di benessere legato a un forte desidero vivere una serie di esperienze dinamiche e contagiose come lo sono le mie idee, il mio pensiero e soprattutto, come lo sono le mie emozioni!

a cura di Afrodite Poenar
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