Ma vie de Courgette: l'animazione svizzera premiata ad Annecy

La quarantesima edizione del Festival Internazionale del Film d'Animazione di Annecy premia la svizzera nella categoria lungometraggi

Courgette, zucchina, è un soprannome un po’ bizzarro, ma l’interessato ci tiene, perchè è il soprannome che gli ha dato la sua mamma. E Courgette è il protagonista del lungometraggio d’animazione che ha vinto il Cristallo per il lungometraggio al Festival internazionale del film d’animazione di Annecy , un festival, centro del mercato dei film d’animazione più importante al mondo, che nell’edizione 2016, per la sua quarantesima edizione ha accolto più di novemila  accreditati con un aumento di oltre il 10% rispetto al 2015.

Sabato sera, alla conclusione della sei giorni del Festival, Ma vie de courgette, dello svizzero Claude Barras, si è visto assegnare il prestigioso premio, nonché il premio del pubblico, che già martedì sera, alla fine della proiezione del film, aveva tributato un’ovazione al lungometraggio. Un film commovente e divertente allo stesso tempo, che racconta la vita di un orfano affidato a un foyer, dove, quando arriva Courgette incontra altri bambini un po’ come lui, talvolta apparentemente duri, ma in realtà dal cuore tenero, e in questo primo apprendistato della vita e apprendimento della fiducia in essa, i bambini scoprono l’amicizia e l’amore.

Nonostante il tema difficile, del bambino che rimane tragicamente orfano di madre alcolista, si tratta di un film perfetto per tutta la famiglia che riesce facilmente a coinvolgere bambini e adulti, grazie alla delicatezza e alla dolcezza con cui il tema viene trattato, nonchè alla capacità di rendere visivamente le emozioni dei protagonisti.

Il film si basa sul romanzo Autobiographie d’une courgette di Gilles Paris, ed è stato interamente realizzato con la tecnica dello "stop motion" al Pôle Pixel di Villeurbanne, vicino a Lione. I personaggi sono costruiti in pasta modellabile, un pittore si occupa dei volti e delle coloriture, una costumista dei costumi. Ogni giorno si riescono a realizzare tre secondi di film per animatore, per un totale di dieci animatori, muovendo, montando, smontando, vestendo e rivestendo pochi pupazzetti del costo di quindicimila euro l’uno. L’animazione si fa immagine per immagine, spostando i pupazzetti e fotografando, con 24 fotografie al secondo per creare l’idea del movimento. Si tratta di una tecnica molto complessa, che non prevede la possibilità dell’errore e della correzione dello stesso, a meno di giocare con il difetto e trasformarlo in parte dell’azione stessa. Per realizzare alcune parti sono state usate anche stampanti in 3D, perchè rimangono vuote all’interno, dunque leggere.

Il lungometraggio uscirà in italiano a settembre.

frill

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