In Hoc Signo Vinces: la Croce in mostra allo Spazio -1 di Lugano

Fino al 29 maggio è possibile visitare, presso lo Spazio -1 , adiacente al LAC di Lugano, la mostra Sulla Croce- Collezione Giancarlo e Danna Olgiati. Una serie di dipinti, sculture, fotografie e bassorilievi che raffigurano uno dei simboli più importanti dell’antichità, insieme al cerchio e il quadrato.

Medardo Rosso Bambino ebreo 1893

Medardo Rosso Bambino ebreo 1893 Medardo Rosso.Bambino ebreo.Ante 1905-1919 [1893].Cera su gesso.h. cm. 25.Courtesy Amedeo Porro Fine Arts, Lugano

Oggi la croce viene associata prevalentemente al Cristianesimo, ma fin dall’antichità essa costituì un simbolo importantissimo. En tauto nika (In hoc signo vinces): queste le parole che, secondo Eusebio vescovo di Cesarea, apparvero  in cielo insieme a una croce di luce e poi in sogno a Costantino, prima della battaglia di Ponte Milvio contro Massenzio, il 28 ottobre del 312. Quella battaglia segnò le sorti anche religiose dell’Impero romano, quindi d’Europa e, in seguito, della diffusione del cristianesimo dall’uno all’altro mare.

Eppure la croce, in origine, non era un segno di vittoria ma di fallimento, di maledizione e di supplizio, era il supplizio riservato agli schiavi ribelli e ai briganti.

Hans Kung, teologo cattolico, scrive nel suo libro Ciò che credo, pubblicato da Rizzoli nel 2010, che al giorno d’oggi molti cristiani non colgono più che cosa  significa il messaggio salvifico di un crocifisso per i non cristiani, quale sia la portata della sua provocazione: non solo per i buddhisti, ma anche per i musulmani”. Quel legno maledetto si è però trasformato, per merito della Passione di Cristo, da simbolo di morte in simbolo di vita eterna. E nondimeno la croce dall’epoca dell’assunzione del potere da parte di Costantino nell’impero romano divenne sempre più un simbolo di lotta e di vittoria, soprattutto per i soldati, gli uomini di Stato e gli inquisitori. Le crociate e le persecuzioni contro gli eretici nel Medioevo furono terribili, sebbene i crociati ritenessero di avere Dio dalla loro parte.

La croce nella storia del Cristianesimo, e non solo, diventa segno morte e di vita eterna allo stesso tempo, di persecuzione e di salvezza, di sconfitta e di vittoria, di sofferenza e di gloria, e assume nel cristianesimo la forma del Crocefisso, rappresenta Cristo, il Verbo, la Seconda personalità della Trinità.

L’esposizione, con un approccio volutamente laico, seppure nel profondo rispetto del Sacro ad essa connesso, propone diverse opere di artisti che hanno attraversato il Novecento affrontando il tema della sofferenza umana, con in più due opere più antiche, una secentesca e una settecentesca.

Si parte dunque, cronologicamente parlando, da un’opera pittorica di Ludovico Carracci, San Sebastiano alla Colonna, dei primissimi anni del XVII secolo, a cui si contrappone visivamente la pregevolissima opera su tela del ticinese Giovanni Orelli, Gesù Dormiente sulla Croce, del 1742 circa, con un Bambin Gesù addormentato posto sulla croce. Una rappresentazione della Croce che a molti potrebbe sembrare strana, ma che rispondeva alle esigenze devozionali dei conventi femminili, dove venivano rinchiuse molte ragazze oggetto di monacazione forzata e alle quali si voleva evitare qualunque turbamento, anche quello del corpo atletico, bello e nudo di Gesù crocefisso.

Dunque furono motivi teologici ma anche morali che indussero la nascita della produzione devozionale “per monache”, che dischiudeva una splendida visione sentimentale e innovativa, sebbene agli antipodi rispetto alla bellezza feroce della realtà della Crocefissione. Si procedette dunque alla sostituzione di Gesù con un’immagine del Cristo Bambino, che rispondeva alle esigenze di morale ma anche, come detto, a motivazioni teologiche: Gesù è l’Agnello che viene sacrificato, anche privo di colpa, e la visione del bambino avrebbe rafforzato il concetto di sacrifico nella purezza e la Pietà nei confronti dell’Altro. I Bambini dormienti sono poi una rappresentazione ancora particolare di questo filone, dove il Bambino è raffigurato dormiente, mutuato dall’iconografia antica dei putti dolenti. Accompagnati da una serie di simboli di dolore e passione, quale la croce o un teschio. E in questo filone si inserisce lo splendido dipinto di Orelli, rappresentante un Bambino addormentato sulla croce.

Proseguendo nell’esposizione, un un ambiente a loro dedicato dialogano 4 opere di Medardo Rosso e Lucio Fontana: il primo è il Bambino Ebreo di Rosso,  un’opera struggente, che riprende la poetica del Gesù Bambino di Orelli, un simbolo di purezza e di vita nascente che contiene in sè tutta la sofferenza che attende il Bambino ma che ancora non è data. Il Bambino Ebreo di Rosso si confronta con le opere di Lucio Fontana: i bassorilievi in terracotta L’ascensione (1950-55), Deposizione (1956) e il Cristo (1959) e la scultura in ceramica Testa di fanciullo, datata 1948, nella quale il senso del sacro viene alluso in un ritratto di bimbo, estraneo ad ogni tematica religiosa, ma non per questo meno commovente.

A parete e in dialogo con le sculture di Fontana e Rosso, una Crocefissione di Alberto Burri, combustione plastica di piccolo formato . A seguire l’opera di Yves Klein, l’ Ex voto a Santa Rita da Cascia (1961), frutto dei pellegrinaggi dell’artista francese al santuario della santa dei casi impossibili.

Yves Klein, Ex Voto dedicato a Santa Rita da Cascia, 1961

Yves Klein, Ex Voto dedicato a Santa Rita da Cascia, 1961 Pigmento puro, foglia d'oro, lingotti d'oro e manoscritto in teca di plexiglas, 14x21x3,2 cm., Monastero di Santa Rita, Cascia, © Yves Klein, ADAGP, Paris / SIAE Milano, 2016

I due bronzi di Marino Marini, prodotti negli anni del rifugio in Svizzera a Locarno, opere in cui l’artista ha inteso esprimere il ridicolo dell’esaltazione di un uomo che vuol comandare: il Prigioniero (1943), malinconica e struggente scultura in bronzo, testimone di efferati e disumani avvenimenti in territorio europeo, e il Giocoliere (1946), che porta ancora il peso di quegli anni bui, dove appare il senso del tragico che si manifesta in una figura echeggiante i lacerati corpi dei cristi crocifissi di gusto tardomedievale. Marino stesso definisce le opere di questo periodo architetture di un’enorme tragedia.  

A seguire Lying Man (Uomo sdraiato, 2014) della scultrice tedesca Paloma Varga Weisz: una figura maschile in legno grezzo, supina, in scala al vero, abbandonata su una ruvida coperta. Un’immagine che richiama tragicamente il destino di tanti migranti e profughi, icona della sofferenza contemporanea.

Paloma Varga Weisz Lying Man (Uomo disteso) 2014

Paloma Varga Weisz Lying Man (Uomo disteso) 2014 Paloma Varga Weisz.Lying Man (Uomo disteso), 2014.legno di tiglio combusto, coperta di lana / charcoaled limewood, woolen blanket.193 x 63 x 22 cm.Courtesy l'artista / the artist, Sadie Coles HQ, London e/and.Gladstone Gallery, New York/Brussels.

Il percorso si chiude con tre artisti del presente: Adrian Paci, Jannis Kounellis e Roberto Ciaccio. Dell’artista albanese Adrian Paci è presente la recente serie fotografica Via Crucis (2011). Kounellis orienta in diagonale una grande Croce su di una cruda superficie metallica drammaticamente impreziosita da filamenti, intitolata Punto croce e realizzata nel 2013. L’artista milanese Roberto Ciaccio, scomparso prematuramente nel 2014, nel suo Trittico per la Croce (2001), evoca il carattere fantasmatico dell’apparizione, mentre la presenza-assenza dell’immagine palesa un clima di sospensione della Croce.

Spazio – 1

Collezione Giancarlo e Danna Olgiati

Lungolago Riva Caccia 1, 6900 Lugano

www.collezioneolgiati.ch | www.masilugano.ch
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