"Insieme per la pace" un aiuto reale dal Canton Ticino

A cura di Pietro Vagli Viello.
Correva l’anno 1994 e avvenimenti simili a quelli che per volere dell’ ISIS stanno spudoratamente sconvolgendo il mondo contemporaneo, a quell’epoca portarono il piccolo stato montuoso del Ruanda a vivere un massacrante genocidio di cui ancor oggi tutti i popoli del globo conservano un ricordo di grande tristezza e sommesso rammarico. Un milione di uomini, donne e bambini furono barbaramente massacrati in soli tre mesi, una mattanza umana che segnò una pagina di storia mondiale nella quale si legge uno dei più sanguinosi episodi di violenza apparentemente gratuita del XX secolo.

A quel tempo in Canton Ticino una Signora che per molti anni si dedicò umanamente e professionalmente al Sociale, attraversava un periodo di crisi esistenziale. Decenni dedicati agli altri disegnavano un quadro di vita fatto di amore e carità, ma nonostante ciò, nella vita di questa Signora mancava qualcosa, come se, ad un grande puzzle, mancasse il pezzo di chiusura della propria conformità, o come se a un dipinto di prestigio mancasse il particolare decisivo per considerare l’opera terminata.

Gabriella Calderari dopo trent’anni di insegnamento e dedizione al Sociale, non paga di tutto ciò che nella vita aveva già dato agli altri, entra in una fase di “stand by” e dopo un periodo di buio assoluto nei confronti di se stessa e del mondo che la circonda, comincia a sentire un richiamo istintivo verso una terra rude, crudele e lontana, il Ruanda, i suoi morti, la sua miseria, e un popolo che soffre.

In quel 1994, Gabriella Calderari, super assistita da Mariapia Fanfani, moglie del famoso politico ed economista italiano, Amintore Fanfani, donna sempre apprezzata per il suo concreto e infaticabile impegno umanitario e di solidarietà nei confronti dei popoli e delle comunità fra i paesi più poveri al mondo, Gabriella, sente che è arrivato il momento per uscire da questo stato di arida depressione, ed entrambe motivate da una forza e da una luce interiore, costituiscono l’Associazione “Insieme per la pace”.

Signora Calderari, lei ha insegnato tutta la vita ed è sempre stata impegnata in attività di solidarietà nei confronti dei più bisognosi, cos’è accaduto esattamente venti anni fa?
Non so dire bene cosa sia successo, ad un certo punto tutto nella mia esistenza si è fermato. Sono stata assalita da un grande senso di vuoto, e ogni interesse per la vita soprattutto la mia, come per magia è completamente svanito, tanto che decisi di mettermi a letto e di non alzarmi più, mai più.

Aveva deciso di smettere di vivere?
Probabilmente si, anche se in realtà in un angolo della mia mente qualcosa si era naturalmente messo in stato di attesa, non è stato un buon periodo della mia vita ma col passare degli anni sono arrivata alla conclusione che il mio subconscio aspettava qualcosa di importante.

Ci racconti cosa è accaduto?
In quel 1994 il sovversivismo e la ferocia di qualcuno che stento a definire essere umano, portò il Ruanda a diventare un enorme cimitero di vittime innocenti, so che può sembrare un controsenso, ma le immagini e le cronache di quel genocidio, rappresentarono per me una luce.“Insieme per la pace” un aiuto reale dal Canton Ticino.
Come la vocazione di un missionario, la famosa chiamata che non arriva per tutti ma solo per alcuni eletti?
Se devo essere sincera sino a quel momento non ho mai creduto alla famosa chiamata, sono sempre stata un po’ scettica nei confronti di questo fenomeno, ma mi sono dovuta ricredere perché attraverso quegli episodi di inaudita violenza ho visto il vero motivo di esistenza della mia vita.
Quel popolo aveva bisogno di aiuto e nel mio cuore sapevo che nel mio piccolo avrei potuto e dovuto fare qualcosa.

E cosa fece?
Scoprii che Mariapia Fanfani, tra tutte le sue opere di pace nel mondo, poteva aiutarmi nell’intento di cominciare questa avventura che proprio quest’anno compie vent’anni.

Quindi lei partì per il Ruanda?
Approfittai del fatto che la Signora Fanfani stava partendo per una missione e decisi di accompagnarla, partimmo insieme e spinte da una forza inspiegabile con l’aiuto del Fronte Patriottico Ruandese, riuscimmo ad entrare nel pieno della rivoluzione dove trovammo una situazione drammatica. Alcuni esponenti del FPR ci accompagnarono nei campi dove venivano raccolti i bambini e i ragazzi feriti e con l’aiuto di alcuni medici riuscimmo a raccogliere più di cento persone e a portarle in Italia dove sono state adeguatamente curate e rimesse in condizioni umane accettabili.
Ma fisicamente come avete fatto a portare cento ragazzi feriti dal Ruanda all’Italia?
Il tutto avvenne nell’arco di dieci giorni, i medici del Fronte Patriotico, ci misero a disposizione alcuni pulmini e raccolti i feriti più o meno gravi, aspettammo l’arrivo di un aereo italiano, un C 130 messo a disposizione dal marito di Mariapia, Amintore Fanfani che credo non abbia bisogno di nessuna presentazione.

Avete avuto problemi burocratici da espletare per compiere questa missione?
Certo, ma per una missione di aiuto le cose andarono abbastanza bene, le autorità del luogo ci fecero firmare un trattato di accordo che ci obbligava a rimandare tutti i ragazzi nel loro paese di origine una volta guariti, e mantenemmo fede a quel patto. Nell’arco di due anni tornarono tutti in Ruanda, da quel momento decisi di aiutarli per sempre li nella loro terra costituendo questa Associazione che si avvale di Yor Milano come Vicepresidente e che raccoglie fondi per una miriade di progetti utili al buon vivere di questo popolo.


Nel contempo il suo operato per la pace e l’aiuto proseguiva sotto quale forma?
Due mesi dopo questa missione, sempre con Mariapia, partimmo nuovamente per il Ruanda, e in quell’occasione portammo un supporto tecnico, fornendo alcuni potabilizzatori per l’acqua, anche quella fu un’esperienza importantissima, ci spingemmo fino in Congo, dove purtroppo la gente moriva di minuto in minuto a causa del colera.

In questi vent’anni quante volte è tornata in Ruanda?
I primi anni spesso, da diverso tempo ormai, costantemente due volte all’anno, anche perché abbiamo la fortuna di avvalerci di un collaboratore ed organizzatore locale che si occupa di gestire in maniera esemplare e corretta dei fondi che regolarmente inviamo. Una persona giovane, benestante, con un immenso spirito di carità e amore per il suo popolo.
Signora non le chiederò di entrare nello specifico di “Insieme per la Pace” anche perché nelle pagine seguenti spiegheremo in ogni dettaglio le varie attività di questa straordinaria Associazione, vorrei però sapere da lei ancora qualcosa, ad esempio la differenza del Ruanda di allora rispetto a quello di oggi?
Oggi il Ruanda è un paese decisamente più tranquillo e funzionale, questo soprattutto grazie al suo Presidente, un uomo che è riuscito durante i suoi due mandati ad istituire un sistema di sicurezza molto affidabile. Importanti Università, Banche e realtà basate su principi sani, civili e corretti sono elementi importantissimi del Ruanda.
Lei pensi che in tutto il paese è attivo un numero verde per denunciare qualsiasi tipo di violenza e sopruso. Un numero funzionale in ogni suo aspetto e caratteristica, dai servizi sociali alla polizia, sempre attenta e super efficiente. Certo è che fuori dalla capitale la vita corrisponde ad uno stato piuttosto rurale della realtà, non avendo particolari risorse interne resta uno stato non particolarmente ricco e nonostante tutto credo che il suo popolo si difenda in maniera molto dignitosa.
Con la nostra associazione abbiamo creato molte realtà, come centri multifunzionali e nutrizionali, una importante panetteria, una fattoria, padrinati e adozioni a distanza, distribuzione e fornitura di animali per la sopravvivenza dei più poveri, a molte altre cose ancora.

Quindi il buio del 1994 nel corso degli ultimi vent’anni è diventata sempre più luce?
Certamente per quanto riguarda questa esperienza credo proprio che l’Associazione rappresenti un punto di forza per una grande fetta di quel popolo, mi consenta però di esprimere rammarico e preoccupazione per la situazione attuale della Siria e del suo popolo, ma soprattutto sono preoccupata per un processo che credo risulterà difficile, molto difficile da debellare. Credo che il terrorismo dell’ ISIS farà vivere al popolo dell’occidente momenti molto difficili.

A cura di Pietro Vagli Viello

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