La Festa Danzante in Ticino: occasione di incontro e condivisione

Si conclude oggi, 16 maggio, la maratona di danza legata alla Festa Danzante: giornate intense per scoprire la danza nei teatri, nei centri culturali e in spazi pubblici grazie a spettacoli, animazioni, party, stage per adulti e bambini.

Mops_DanceSyndrome ® Massimo Pedrazzini

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La Festa Danzante è un evento annuale che trova spazio in tutti i cantoni svizzeri. In Ticino è stato un lungo weekend di manifestazioni, stage di danza, possibilità di provare stili diversi e di assistere a spettacoli interessanti.

A Lugano presso Artphilein Editions è aperta ancora oggi l’esposizione «Coreografi al lavoro. Esposizione fotografica itinerante» a cura di Anne Davier e Steeve Iuncker. Una cinquantina di fotografie realizzate da Steeve Iuncker per una pubblicazione sulla storia della danza contemporanea svizzera a cura delle ricercatrici Anne Davier e Annie Suquet, sono esposte in una mostra itinerante. Iuncker ha seguito una quindicina di coreografi all’opera, cercando di riprodurre attraverso le immagini la percezione della loro ricerca per creare un nuovo spettacolo. Durante i giorni della Festa inoltre alcuni performer della regione e artisti ospiti della manifestazione hanno animato l’esposizione proponendo dialoghi improvvisati tra corpi «rappresentati» e corpi «presenti».

Uno spettacolo di notevole interesse, anche per il concetto che esprime, è stato venerdì in Piazza Dante a Lugano: Irina Lorez ha presentato Get Up, Stand Up, Don’t give up to Dance: ispirandosi al dipinto del XVII secolo «Anges déchus», la performance fa suo il motto secondo cui dopo una caduta ci si risolleva sempre. Il tempo tra queste due azioni è però variabile. Nel caso della performance, le danzatrici cadono e restano al suolo fino a che un passante non le aiuti a rialzarsi. Per ciascuna «mano amica», danzano per qualche minuto prima di continuare il loro cammino. La dinamica della performance consente di creare un legame diretto con il pubblico che può trasformarsi in un rapporto di interdipendenza.

In Luce, di Alessia Della Casa e Massimo Fagotti, al Circolo Turba di Lugano, è stata un’improvvisazione di danza, musica e narrazione dalla struttura versatile. Un passaggio repentino attraverso la luce: quella fisica che illumina all’esterno e quella immateriale che illumina all’interno.

Diversi porte aperte hanno avuto luogo sabato: si sono potuti provare passi di danza classica, punte,  moderna, hip hop, jazz contemporanea, ma anche flamenco, liscio e balli da sala, caraibici, kizomba, danze latine, tango, capoeira, popping, breakdance. Insomma una grande varietà che sicuramente ha permesso a tutti, bambini e adulti, di trovare uno stile interessante da provare e magari iniziare a praticare.

Allo Studio Foce di Lugano sabato la Fiesta! Que Viva Afro Cuba ha permesso di volare, almeno col pensiero e con la danza, verso Cuba, isola piena di storia e di cultura, dove regnano sovrane la musica e la danza intrise dalla contaminazione delle molte popolazioni che l’hanno abitata e attraversata, perché come scrisse Fernando Ortiz: «Cuba non sarebbe Cuba senza il nero». Grazie a DJ El Flaco, alias Olivier Bosia, voce nota di Rete Due, e ad alcuni insegnanti e ballerini che hanno interagito con il pubblico, è stato possibile ballare i molti generi e stili della tradizione afrocubana.

E anche domenica, fra dimostrazioni, spettacoli e feste il pubblico è stato coinvolto nella sperimentazione di tutti o quasi i possibili stili i danza, permettendo dunque anche a chi non frequenta le scuole e magari non conosce la varietà di possibilità offerte dagli insegnanti della piazza ticinese, di conoscere, sperimentare cimentandosi in passi di danza interessanti e diversificati.

Una manifestazione interessante, qualitativamente notevole, che aveva come obiettivo quello di offrire la possibilità a chiunque di avvicinarsi a sè e all’altro, oltre che alla danza. Perchè se il programma comprendeva mostre fotografiche, proiezioni, performance, flash mob, porte aperte alle scuole di danza, danze dal mondo, spettacoli intergenerazionali, workshop, e molto altro, esso includeva soprattutto le persone. Allo scopo di formare insieme il più grande cerchio possibile e a seguire, fisicamente o virtualmente, una linea coreografica ed evolutiva che ha attraversato ventinove città svizzere per unire, in un momento di grande divisione umana, e per creare legami. L’undicesima edizione della Festa, concepita sotto il segno dell’incontro, della reciprocità, della trasmissione e della condivisione, ha messo al centro del suo programma i legami. In un momento in cui il vivere collettivo è messo alla prova, la danza è stata concepita e usata come vettore di comprensione e di avvicinamento, che stimola la curiosità verso l’altro e il desiderio di condividerne tempo e spazio. Le pratiche di danza ogni giorno riuniscono ogni giorno comunità informali o stabili che, travalicando barriere fisiche,generazionali, geografiche, propongono e praticano forme di vivere danzando, coinvolgendo, come in questo caso, anche le comunità locali, che mettono a disposizione spazi, li condividono, partecipano attivamente alle performance, parte della coreografia improvvisata di molte esibizioni della Festa. 

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