The Rolling Stones in the Brianza County - COME’ ON SASS BORLANT

A cinquant’anni dal primissimo concerto dello storico gruppo rock The Rolling Stones, tenutosi al Marquee Club di Londra il 12 luglio 1962, la Brianza prosegue nelle celebrazioni iniziate l’anno scorso con l’analoga uscita dedicata ai: anche in questo caso, un libro ad hoc con doppio CD, trentatrè celebri canzoni tradotte degli Stones eseguite nella lingua del Brianzashire.

E ad arricchire di emozioni questo secondo tuffo nel nostro passato musicale recente, il libro include splendide immagini in bianco e nero realizzate dal pittore lecchese Roberto Alquati. The Rolling Stones in the Brianza County COME’ ON SASS BORLANT è pur esso dunque rilettura
in salsa brianzola delle più celebri canzoni del duo Jagger-Richards (più un doveroso tributo finale a Bob Dylan): un nuovo prodotto multimediale di Renato Ornaghi pubblicato dall’Opificio Monzese delle Pietre Dure che getta un ulteriore ponte tra due lingue solo apparentemente lontane: l’inglese (il latino universale di oggidì) e l’idioma insubre-lombardo: la lengua mader.

Parlare di ’pietre rotolanti’ (sass borlant) dopo gli ‘scarafaggi’ (bordocch) inevitabilmente riporta in mente analoghe insanabili contrapposizioni tra tifosi, stile indiani contro cowboys, coppiani contro bartaliani, milanisti contro interisti e difatti – quasi hegelianamente - dopo la tesi ecco l’antitesi The Rolling Stones, puntando però sempre all’unica possibile sintesi: la lengua mader.

Certo che a parlare degli ancora vivi - ancorchè malridotti – cattivi e laidi The Rolling Stones (dopo i buoni, bravi e belli Fab Four, tramontati in gloria nella pura e luminosa scenografia dei mitici Anni Sessanta) ci costringe a guardare bene in faccia l’età della pietra in cui è piombata la Brianza odierna, in questo duro momento storico carico di dubbi, incertezze e spread a mille, vera valle di lacrime che sta sottoponendo i suoi poveri indigeni a durissimi sbandamenti identitari.

Mick Jagger, Keith Richards & Co. in salsa brianzola stanno adesso a rappresentare la nostra terra presente con tenebrose tinte, Brianza che non è più isola felice e che si sta rassegnando a diventareun vecchio armadio in legno: colmo di bei ricordi, ma roso dai tarli della modernità.

Tanta Brianza televisivizzata odierna si ritrova in queste canzoni voltaa in lengua: i tradimenti di coppia da telenovela (Angie / L’è in gir), l’incomunicabilità tra generazioni (Get off of my cloud / Va foeura di ball), gli abbandoni dolorosi (Wild horses / Cavaj liber), la depressione (Paint it black / Fosch in Lecch), la crisi economica (Street fighting man / Lombard in strada), il meretricio stradale (Route 66 / Statal 36), i tic caratteriali del genere femminile (Honky tonk women / Donn cont la luna e Brown sugar / Braun, sciora!), il gioco e compulsivo alle slot machines del genere maschile (Tumblin’ dice / Macchinett). E poi, manco a dirlo, su questa atroce cupezza del tempo presente campeggia la losca figura del diavolo: entità sempre ben presente e viva nell’immaginario religioso-umano del brianzolo doc (Sympathy for the devil / Brutt satanass d’on diavol).

E tuttavia non è ancora del tutto detto che sia giunto al capolinea, questo Brianzashire contagiato dalla febbre malarica degli spread: il faro, la stella polare che i The Rolling Stones ci indicano per non smarrirci del tutto nei labirinti del terzo millennio sta proprio nel loro simbolo: la lengua. Vale a dire, nella difesa a oltranza di un idioma, rimasto ultimo baluardo di una gente precipitata così male e a capofitto nel mondo globalizzato.

Questo libro-CD è pertanto alla fin fine un semplice invito, un’esortazione a tirà foeura la lengua. Ostinarsi a parlarla e - perché no - anche a scriverla e a cantarla è la semplicissima ricetta proposta da queste nuove trentatré canzoni: per non perdere del tutto la bussola e continuare a vivere un presente sempre più velocizzato non ripiegandoci in un passato ormai sepolto, ma lanciandoci orgogliosi a costruire la futura identità brianzola, forti e inarrestabili comè sass borlant.

Renato Ornaghi e Yor Milano

Renato Ornaghi e Yor Milano

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