Filippo Lombardi

A cura di Pietro Vagli Viello. Un ticinese a Berna: il presidente del Consiglio degli Stati, senza mai dimenticare le radici della propria terra...

Nei riguardi dei mercati mondiali l’economia svizzera tiene, l’impressione generale è positiva e, al contrario di molti paesi confinanti con la nostra nazione, Germania esclusa, il popolo elvetico non ha di che sobbalzare alla quotidiana apertura dei mercati economici. Certo la crisi mondiale produce effetti frenanti sul benessere di alcuni schemi di inalterabilità del nostro sistema politico, ma nel complesso generale, grazie alla serietà di coloro che operano presso il Gran Consiglio di Stato, il nostro apparato burocratico detiene superbamente, un linea di civiltà e vivibilità, degna dei più insigni paesi produttivi al mondo.  Tra i 90 membri eletti a votazione popolare ogni quattro anni, anche la dotta e sapiente presenza del ticinese Filippo Lombardi, classe 1956, giornalista di rango e di razza, figlio dell’insigne ingegnere civile Giovanni.
Da Airolo a Friburgo per studiare Legge e Politica Economica, poi esperienze come assistente di Diritto Canonico e Segretario Generale dei Democratici Cristiani europei. Dal 1987 al 1996 è stato direttore del quotidiano “Giornale del popolo” per poi diventare fondatore e direttore amministrativo di Teleticino e Radio 3iii.
Dal 2009, Filippo Lombardi è presidente dello storico club di hockey su ghiaccio HC Ambri – Piotta.

Noi del TEPSI, abbiamo voluto scambiare alcuni pensieri di vita con quest’uomo che nella sua vita, ha deciso di confrontarsi su più fronti. Lo abbiamo “stuzzicato” su alcune tematiche generali e lui, piacevolmente sorpreso del nostro interesse nei confronti del suo pensiero, si è gentilmente espresso per il Batacc e per i suoi autorevoli lettori.

Filippo Lombardi

Quali secondo lei le priorità politiche a favore della crescita della Confederazione?

Primo, non fare errori: abbiamo costruito il nostro benessere su di un modello di stabilità sociale, di equilibrio federalista, di certezza del diritto, di efficiente amministrazione pubblica con minimo intervento statale nell’economia. Ora a ritmo serrato si presentano – da destra come da sinistra – iniziative popolari che impongono compiti alla Confederazione in campi sin qui riservati ai Cantoni (la gestione del territorio, per esempio), che vogliono cambiamenti legali e fiscali retroattivi (brutto vizio americano), che intervengono in modo dirigistico nell’economia o vogliono che lo Stato fissi i salari della gente, che ci mettono in contrasto con il diritto internazionale e con gli altri paesi, o con i diritti umani fondamentali, o ancora con le leggi del mercato. Questo iperattivismo politico ha già fatto qualche danno alla Svizzera, e rischia di farne di più grossi se venissero accettate alcune delle prossime iniziative.

Secondo, dobbiamo continuare a migliorare quelli che son da sempre i nostri atout: formazione, ricerca e innovazione dal livello scolastico professionale fino al livello accademico e nelle imprese, infrastrutture di trasporto efficienti e affidabili, ordine e sicurezza pubblica…

Terzo, dobbiamo risolvere i problemi aperti delle nostre relazioni con il resto del mondo: ovvero rinnovare in modo equilibrato la via bilaterale con l’Unione Europea, risolvere i contenziosi fiscali con diversi paesi, firmare nuovi accordi di libero scambio con altri.         

Vantaggi e svantaggi per il Canton Ticino, dalla crisi che coinvolge in maniera così importante, la vicina Italia?

Prevalgono nettamente gli svantaggi, perché le relazioni economiche sane sono basate sulla buona salute di ambo le parti, e noi siamo certamente molto dipendenti dall’Italia. La crisi in Italia si ripercuote dunque sulle nostre aziende, sulle strutture turistiche e ricettive, per non parlare del settore più colpito – anche a seguito del mutato quadro legale e politico – che è quello bancario, parabancario e fiduciario.

Un vantaggio lo traggono le aziende che trovano più facilmente personale qualificato disposto a venire in Ticino – e quando ciò sconfina nel cosiddetto “dumping salariale” diventa un vero problema – e il settore immobiliare che vede aumentare la clientela italiana. Quanto alle aziende italiane che delocalizzano in Ticino, ci si può chiedere fin a che punto i vantaggi che apportano (indotto economico, introiti fiscali, ecc.) compensino gli svantaggi che creano (traffico, utilizzazione del territorio, ecc.).
       
Cosa è cambiato nella Lega, dopo la scomparsa del suo Leader?

Penso si debba chiederlo in primo luogo agli esponenti della Lega! 
Gli osservatori esterni (più o meno interessati…) avevano previsto lacerazioni interne e perdita di forza propulsiva, mi pare che per ora non sia il caso. Di certo il partito dovrà organizzarsi in modo diverso in futuro, ma solo il tempo dirà cosa cambierà e cosa resterà uguale.  

In questo momento epocale dove la rete sembra prendere il opravvento su ogni argomentazione umanistica, a suo parere é meglio prima, quando con una stretta di mano ci si impegnava senza remore, o meglio oggi che con un click, si possono spostare milioni di euro, in barba a qualsiasi controllo etico?

Mah, mi tengo lontano tanto dai tristi “laudatores temporis acti” quanto dagli entusiasti delle “magnifiche sorti e progressive”. Ogni epoca ha il suo stile, la sua cultura, il suo modo di vivere, la sua tecnologia. Tocca a ciascuno di noi scegliere se fare un buon uso di quest’ultima, o un cattivo. E di usi positivi delle nuove tecnologie, in particolare nella omunicazione, ce ne sono tanti. Io per esempio non potrei fare un decimo di quanto riesco a fare, se non fossi costantemente in collegamento online col resto del mondo. Anche queste domande mi sono state spedite per mail mentre ero lontano, vi ho risposto dall’auto grazie al mio “laptop” ed ho potuto rispedire il tutto grazie ad internet.
È chiaro: la tecnologia si può anche usare per tutt’altri scopi, e fare parecchi danni. I furbi, i lestofanti, i delinquenti e i criminali sono però sempre esistiti, e i delitti pure!  

Come è cambiato il mezzo televisivo negli ultimi dieci anni?

Paradossalmente, molto meno di altre cose come i cellulari, la trasmissione dati, l’uso di software molto più perfezionati, la ricerca medica e via dicendo.  
Certo, la digitalizzazione ha permesso grandi cose: la qualità dell’immagine è aumentata, i costi di produzione sono diminuiti, l’interoperabilità dei sistemi è diventata realtà. 
Per l’utente forse quello che è cambiato di più è il numero di programmi fruibili, la possibilità di scegliere i contenuti che si vogliono al momento in cui si vogliono e i nuovi supporti su cui si possono ricevere: computer, tablets, smart phones... 

Per chi produce programmi la sfida è diventata in tal senso molto più impegnativa, perché ormai bisogna guadagnarsi gli spettatori a uno a uno, in una concorrenza esasperata.  

In un contesto di tempo libero di 3 ore fuori programma, potendo scegliere: Cinema, Teatro o Televisione?

Senz’altro il teatro. Mi piace l’atmosfera, il contatto diretto con gli attori che vanno in scena, il pubblico... 

Periodo storico che passerà ai postumi per la grande restrizione economica verso tutto ciò che rappresenta il ludico/ricreativo, mi riferisco soprattutto all’arte e allo sport, esistono, secondo lei, argomentazioni umanistiche capaci di sensibilizzare i grandi gruppi allo scopo di investire in questi settori che da tempo si trovano in serie difficoltà economiche?

Il problema è mal posto: i mecenati, gli sponsor, gli enti pubblici che sostengono l’arte, la cultura e il divertimento non sono certo diminuiti! 
È vero, ci sono delle aziende che in questo momento stringono i cordoni della borsa, ma ve sono altre sempre molto attive, per non dire di nuove fondazioni, crediti, istituzioni, privati, eccetera. Il problema è piuttosto che l’offerta culturale e ricreativa è aumentata in modo esponenziale. 
Vi sono quindi moltissimi più musei, artisti, teatri, concerti, festival, gallerie, pittori, scultori e quant’altro che lottano per spartirsi la manna… 
Per forza qualcuno soffre. Ed è vero che lo “star system” domina anche qui, per cui a chi ha fama viene dato molto, mentre chi deve emergere, oppure rappresenta un prodotto di nicchia (come magari il teatro dialettale) deve accontentarsi delle briciole. 

Non ho facili ricette per curare il male, l’esperienza mi ha però insegnato che quando si crede veramente in un progetto valido e si lavora bene e con continuità, si finisce quasi sempre per trovare i mezzi necessari al suo sviluppo.  

E noi sulla scia dell’ultimo pensiero del Consigliere Filippo Lombardi, vi diamo appuntamento alla prossima intervista con un nuovo personaggio del mondo mediatico, forse politico, forse artistico, forse letterario...sicuramente vero e speriamo sincero.

A cura di Pietro Vagli Viello.


1 commenti

ALFIA COCO :
Hello my name is Alfia CoCo , I am from Australia I would like to tell you that Mr Filippo Lombardi has had his Identity stolen I have many photo's and Emails to prove what I am saying. please be in touch with me if you would like me to get in touch with Interpol or some sort of Police I will do that for you . | giovedì 03 agosto 2017 12:00 Rispondi
frill

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