Uberto Bustelli

A cura di Pietro Vagli Viello. Uberto Bustelli, quando l'uomo è in perfetta sintonia con tutte le forze buone del mondo..

Mens sana in corpore sano, (mente sana in un corpo sano). Dal tempo dei tempi è risaputo che più il corpo umano riesce a mantenere livelli di vita integri, più la mente di quel corpo arriva ad ottenere importanti livelli di autostima e blande condizioni di ansia e malumore.
Il personaggio di cui ci occupiamo in questo numero questa teoria la conosce talmente bene, che alla soglia delle 85 primavere, riesce ancora ad ottenere eccellenti risultati nello sport e più precisamente nello sci, ma andiamo per ordine.

Uberto Bustelli classe 1927, grande esperto e conoscitore dei mercati finanziari inerenti il mondo ortofrutticolo del Canton Ticino, per quasi 50anni ha diretto un apparato capace di mantenere il giusto equilibrio tra richiesta ed offerta del fabbisogno di tutta la Svizzera mediando prodotti e merci, tra i contadini e le grandi, medie e piccole reti di distribuzione del coltivato ticinese, permettendo così la regolamentazione delle trattative tra Berna (polo direzionale delle importazioni ed esportazioni di tutti i materiali e le merci dalla e per la Svizzera) e i restanti paesi del mondo.
Esattamente come gli operatori di una qualsiasi borsa finanziaria mondiale, Uberto Bustelli e il suo staff per 48 anni, hanno contribuito alla valorizzazione dei mercati interni, evitando il più possibile l’arrivo di merci estere, e quindi le varie invasioni
speculative di prodotti provenienti da altri paesi, articoli che se importati in quantità incontrollate, avrebbero sicuramente sottratto valore al prodotto interno lordo del mondo ortofrutticolo della nostra Nazione..

Signor Bustelli, quanto è stato impegnativo mantenere il mercato interno cercando di non permettere agli altri mercati di svalutare il patrimonio costituito dai frutti della terra e dalle produzioni agricole del Canton Ticino?

“Sono stati 48 anni di grandi soddisfazioni e di grande impegno. Il mio è stato un lavoro tanto affascinante quanto snervante, nove/dieci ore al giorno, a contrattare prezzi di vendita e di acquisto delle merci, ma soprattutto a cercare di far quadrare la convivenza tra la produzione dei contadini ticinesi e le grandi e medie imprese di distribuzione. Un lavoro atto alla staticità commerciale che spaziava tra richiesta ed offerta. La mente non conosceva riposo, di giorno si operava e di notte si pensava a come accontentare nuovamente tutti il giorno successivo, lei ha presente il significato del termine DefCon?”

E’ il grado di allerta di uno Stato rispetto ad eventuali attacchi bellici da parte di altri Stati.

“Esattamente, e come lei ben sa il grado di importanza di questa condizione di difesa viene distinta da numeri di progressione. Il numero 6 corrisponde ad una serena amministrazione delle linee di difesa, e il numero 1 cioè (DefCon 1) è guerra totale, tenga presente che noi abbiamo vissuto moltissimi anni in DefCon 2 quindi massima all’erta, soltanto che la nostra guerra anziché distruttiva, è sempre stata altamente costruttiva e propositiva, a favore dei nostri contadini, delle nostre aziende di distribuzione, di tutto l’apparato mediatico ortofrutticolo del Canton Ticino e di tutta la Confederazione. La mia generazione ha saputo fare la guerra in aiuto alla vita e non alla morte e alla distruzione delle civiltà e dei popoli.”

Quali le armi impiegate per combattere questa guerra pacifica e costruttiva?

“Tutti i giorni all’alba ci si armava di amore per il nostro lavoro e per la nostra terra, ma soprattutto ci si armava di grande intuito, il segreto stava nel saper capire, in base ad alcuni parametri dettati dall’esperienza acquisita con gli anni, quanta produzione si sarebbe potuta ottenere settimanalmente dai vari settori, e da quel pronostico, decidere come convogliare la distribuzione ai vari operatori.
Tutto questo permetteva a Berna di decidere se e quanto importare senza cadere nella trappola degli sprechi.”

Che cosa è cambiato da allora ad oggi? 

“Tutto,  e a mio parere persino troppo. Questo è un mondo in cui non mi riconosco più.  L’essere umano sembra aver perso  molti  valori fondamentali della vita. Oggi che tutto sembra convogliare al progresso e allo sviluppo, io respiro solo un grande regresso. Una volta tutto (commercio compreso) avveniva attraverso il contatto umano. Sapevi con chi stavi trattando, conoscevi le persone con cui aprivi e chiudevi una qualsiasi trattativa, umana o commerciale che fosse. Ai miei tempi i valori stavano alla base di qualsiasi contratto scritto o non scritto, si viveva in un mondo più solidale dove uno aiutava l’altro e viceversa, senza  remore e strani interessi, tanto si sapeva che prima o poi il favore sarebbe stato inevitabilmente contraccambiato, perchè  tutti si conosceva il processo delle fasi alterne della vita. Oggi remi tu domani remo io, ma senza nemmeno il bisogno di doverlo dire, e la barca del mondo navigava in acque meno torbide.” 

Qual’è il segreto per raggiungere un’età cosi rispettosa restando in piena forma?

“Caro giovanotto mi permetto di darle un solo consiglio e dal profondo del cuore, voglio darlo anche ai lettori del Batacc; Nella vita bisogna stare sempre in movimento, lavorare con passione e fare sport, nutrendosi il giusto, mangiare poco e bene e questo grazie a mia moglie Barbara è stato semplice, lei è un’ottima cuoca e conosce i valori nutrizionali dei cibi, si lamenta che mangio troppo poco, ma molti anni fa ho scoperto che mangiare molto serve solo a perdere la salute, a riguardo ho scritto un Vademecum nel quale spiego in maniera semplice e chiara alcuni concetti del buon vivere, ovviamente teorie elaborate dal mio vissuto e da un  punto di vista prettamente personale”. 

Al Vademecum ci arriviamo dopo, lei ha parlato di sport, quali e quanti ne ha frequentati?

“Tenga presente che ho smesso di giocare al calcio all’età di 62 anni  suonati, ho militato in squadre più o meno blasonate tirando calci al pallone per oltre 45 anni, dopodichè terminato con il calcio, ho spostato la mia attenzione verso lo sci e dal 1976 ad oggi ho partecipato ad una miriade di manifestazioni e cam-pionati ottenendo risultati molto soddisfacenti. 

Veniamo al vademecum, dunque una guida alla vita? 

“Diciamo un insieme di concetti basati, più che su studi teorici o fonti scientifiche più o meno attendibili, su esperienze personali acquisite nel corso della mia stessa vita. Concisi accenni sull’infanzia, la gioventù, le passioni, l’alimentazione del corpo una macchina perfetta che se ben gestita può regalare prestazioni meravigliose. Acutezze della mente, concetti inerenti allo stress, al sonno, allo sport e alle varie esigenze che  inevitabilmente si presentano nel percorso vitale di ognuno”.
Ma l’animo e il cuore di questo uomo, celano altri mondi e altre passioni; nel 2006 scrive alcune canzoni in dialetto ticinese, dedicate al folclore popolare, e ancor oggi si diletta a creare quelle che lui stesso ama definire “Bosinate del satiro” Storielle in dialetto spesso anche in rima, dedicate a tutto e tutti. Amore, sesso, politica, saggezza e stupi-dità dell’essere umano. Il Bustelli ha inoltre pubblicato tre libri: “Alura l’eva inscì”1996 “ Fiaa nustràn”1999 e “Io dell’altro mondo”2004, tre bellissimi testi che ripercorrono una vita intera, trascorsa tra sfaccettature di una realtà mai dimenticata. 

Caro Uberto, ci riassume in sintesi il messaggio che ha voluto scrivere attraverso questi libri? 

“Ad un certo punto della mia vita, come credo possa succedere nella vita di molti, la gioventù completa di tutti i suoi episodi, ha cominciato a bussare alle porte della mia mente, di conseguenza mi sono sentito fatalmente attratto, mi sono fermato ad ascoltarla e a riviverla. Tutto ha cominciato a scorrere come un film e, a briglie sciolte, ho rivissuto piaceri, emozioni e dispiaceri del passato. La povertà, la fede, l’amore, il duro lavoro, le sagre, i giochi, le serenate, persino alcuni risvolti della seconda guerra mondiale. Il timore che un giorno tutto potrà essere dimenticato, mi ha indotto a mettere nero su bianco affinchè qualcosa possa restare.” 

E delle Bosinate, cosa ci racconta?

“Ho deciso di raccontare in dialetto e il più possibile in rima,i vari personaggi che rappresentano questo emisfero, passando dai più in vista (come i politici ecc...) fino alle genti più comuni, come la massaia un po’ formosa e intraprendente o il boscaiolo apparentemente duro, che preso con le giuste maniere diventa docile e comprensivo, insomma la vita di tutto e tutti, vista e raccontata con un pizzico di sarcasmo, sempre e comunque allegro. Si’, perchè la gente di tutto il mondo sembra non essere più felice e spensierata; è vero i problemi esistono, ma come ho sempre fatto nella mia vita, a mio parere vanno affrontati sempre con il coraggio del leone e la leggiadria di pensiero della gazzella.

Cosa rappresenta per Uberto Bustelli il dialetto? 

“Il dialetto è la lingua con la quale sono nato e cresciuto me la sento addosso, una lingua forse poco scritta ma ricca di detti ed espressioni pittoresche, una lingua spumeggiante e sfarzosa, dotata e portata per paragoni ed accostamenti di vita, soprattutto rurale. 
Paragonabile ai colori più vivaci di un quadro, la generosa tela di una biografia popolare capace di riflettere la vita del passato.”

E la Doris? (Leuthard)
La pudaress anca nà, ma stona
ul cugnòm “Leuthard”
che rima in dialett, cu la pèza
dal lard
che a mangiàl, un fetìn ala vòlta
al vunc la bùseca e l lassa la boca
sciòlta.
Però quan la cascia fòra i òcc,
par dinn vùna
la ta beca fòra, anca i fiòò dala
cùna.
Ma par fortùna, che ògni tant ia
sèra
senò riva ul dì che ga bùrlaràn
giò n tèra.
a cura di Pietro Vagli Viello



frill

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