Il ponte tibetano e la chiesa di San Bernardo

Il fine settimana si avvicina, e molte sono le cose che si possono fare e vedere.

A cura di Silvia Bianchi

In caso di bel tempo, un posto suggestivo da visitare, per le sue caratteristiche geografiche, architettoniche e artistiche, è, sul Monte Carasso, il ponte tibetano “Carasc”, che porta direttamente, se non soffrite di vertigini, da Curzutt e San Bernardo alla via delle Vigne, consentendo di effettuare delle escursioni in un territorio ricco di presenze storiche, paesaggistiche ed enogastronomiche.
Se non siete dei camminatori esperti e allenati, potete raggiungere il ponte grazie alla funivia che da Monte Carasso porta a Mornera passando da Curzùtt, antico e caratteristico borgo collinare, il punto di partenza ideale per scoprire un territorio ricco di testimonianze.

Il ponte tibetano che permette di attraversare velocemente la sottostante vallata, senza bisogno di scendere e risalire faticosi sentieri e pendii, non è antico: si tratta di un modernissimo ponte in acciaio inaugurato nella primavera del 2015, lungo ben 130 metri, lunghezza che gli consente di fregiarsi del titolo di ponte sospeso più lungo delle Alpi.

Il ponte è elastico: attraversandolo non si ha la sensazione di camminare su una superficie solida e immobile, ma, d’altra parte, questa è la caratteristica fondamentale dei ponti tibetani, che devono resistere alle intemperie, al vento, alla pioggia e ai carichi che comporta un’abbondante nevicata.

Prima di arrivare a Curzut, si possono seguire le indicazioni per arrivare alla chiesa di San Bernardo, monumento nazionale ricco di testimonianze pittoriche.

Un edificio di origine romanica che vanta la presenza di numerosi affreschi (all’esterno tra l’altro si trova anche un san Cristoforo, protettore dei viandanti): per visitarlo occorre munirsi delle chiavi che sono disponibili alla stazione della funivia di Monte Carasso.

L’ edificio religioso attuale, dedicato a San Bernardo d’Aosta (o da Mentone), patrono degli alpinisti e celebre per aver dato il nome alla famosissima razza canina e a un passo alpino, sorge a 600 metri di
altitudine ed è uno dei sette monumenti di importanza nazionale del bellinzonese.

La popolazione che risiedeva stabilmente su questa montagna volle fortemente la costruzione della chiesa, che iniziò ad essere edificata fra la fine del IX e l’inizio del XII secolo. L’edificio che vediamo oggi è il pregevole risultato di numerose modifiche ed ampliamenti avvenuti nel corso dei secoli.

L’ala più antica è quella centrale: originariamente era un edificio a navata unica, rettangolare e l’ingresso avveniva dalla piccola porta sul fianco dove, all’esterno, è ben visibile una rappresentazione di san Cristoforo.
Nel corso del XV secolo, la chiesa venne ampliata, raddoppiando la navata e aggiungendo il portico, attuale ingresso principale, nonché il campanile. Nel 1591 il vicecurato censì otto insediamenti con centocinquanta “fuochi” e settecentonove anime come appartenenti alla parrocchia di San Bernardo.

Più tardi fu aggiunta la cappella dedicata a San Nicola e, a cavallo tra XVI e XVII secolo, venne aggiunto anche il coro di forma rettangolare, a sostituzione dell’originaria abside romanica, e della sacrestia.

L’importante ciclo di affreschi, realizzati nel corso dei secoli, occupa quasi interamente tutte le superfici utili dell’edificio e si collocano temporalmente fra il Medio Evo (Madonna del Latte e san Cristoforo
risalenti al Trecento) e il barocco degli ultimi interventi (il coro con la bella Crocefissione e la rappresentazione degli Evangelisti e dei Dottori della chiesa).

La maggior parte degli affreschi antichi sono attribuiti a Cristoforo e Nicolao da Seregno e risalgono alla metà del Quattrocento.

Da notare sono anche i graffiti incisi da pellegrini di ogni epoca, fra i quali risaltano quello di Pietro Fedele Servitore del 1753 e Paolo Magetti di Intragna, del 1823.
Dopo il tratto in falsopiano, da Curzut alla chiesa, il sentiero torna ad essere più faticoso e porta finalmente al ponte in poco più di mezz’ora.25
frill

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