«Diferenza tra teatro e cinema»

Chi non è in grado di spiegare la differenza tra le due arti? Ma mi sembra interessante un approfondimento, perché al di là della sostanziale differenza: staticità del teatro, per esempio, e movimento infinito del cinema, un’altra differenza sostanziale è questa: il teatro va considerato come un evento unico e irripetibile e che si svolge alla contemporanea presenza dell’attore e dello spettatore; il cinema invece non propone un contatto diretto e ogni volta la proiezione ripropone qualcosa di fissato su una pellicola e, quindi, sempre uguale a se stesso.

Vi sono tuttavia tanti fattori che le accomunano, cominciamo  col dire che  il cinema nasce dal teatro, in quanto, inizialmente, ne trae ispirazione; ricordiamo le immagini fisse dei Fratelli Lumière. 
Poi il cinema prende la sua strada, allontanandosi dal teatro, per una sua metamorfosi autogena, grazie soprattutto alla tecnologia, pensate a che fulminea evoluzione c’è stata, nell’arco di soli 60 anni; tra “L’ARROSEUR ARROSÉ” (1895) e “QUESTO È IL CINERAMA” (1952) c’è un abisso! 
Differenze a parte, non possiamo di certo considerare sorpassato il teatro, anche se molti ne hanno ad
dirittura già decretata  la morte. 
 Si tratta evidentemente di un’eresia: Il teatro esiste da migliaia di anni, e non morirà mai, anzi, ha pure lui una sicura seppur lenta  evoluzione, basti pensare ad un certo teatro sperimentale che non manca di genialità, quando non si tratta di proposte un po’ troppo sconclusionate e fini a se stesse che finiscono per non aver più nulla a che fare col teatro.
Dopo una lunga strada intrapresa dal cinema, con capolavori di estremo ed indiscutibile valore, la situazione si fa critica. Purtroppo, negli anni 50 il cinema deve fare i conti con un altro fenomeno dei nostri tempi: la televisione; chi non ricorda, tra le generazioni più mature, lo stratagemma di recuperare spettatori al cinema proponendo, prima del film, la trasmissione “lascia o raddoppia”. 
Il cinema  ha quindi dovuto ricorrere alla disperata ricerca dello straordinario, degli effetti speciali, allo scopo di fare cassetta, soprattutto tra i giovani. Si è così scesi a compromessi facendo delle concessioni al cattivo gusto come l’ uso del sesso a sproposito e della violenza pur di stipare i cinema, divenute  multisale proprio per un discorso di profitto ad ogni costo a discapito della qualità. 

È una direzione che non porta da nessuna parte. Bisognerebbe fare un passo indietro e prendere una direzione diversa, magari specializzarsi in campi specifici, in argomenti attuali e abituare, anzi “educare” 

il pubblico, proponendo argomenti di vera attualità, magari trovando anche una tecnica nuova per farli accettare ed apprezzare, come viene proposto in modo intelligente in certi festival che hanno capito il problema,  come “CASTELLINARIA” , dove il protagonista è il bambino, oppure il neonato festival “OTHER MOVIE”, che si dedica  ai problemi di disagi sociali-psicologici e diversità, tanto per fare qualche felice esempio nel nostro territorio.
Spesso mi è stata chiesta la differenza tra attori che fanno teatro e quelli che fanno cinema. Sono tecniche fondamentalmente diverse, modi diversi di porgersi al pubblico. 

Il primo esempio è negli atteggiamenti, nella mimica facciale che teatralmente dev’essere percepibile anche nell’ultima fila di spettatori, mentre per il cinema bastano espressioni appena accennate, visto che con un primo piano, sono particolarmente evidenziate, anzi,  ad esagerarle, diventerebbero grottesche e poco credibili. Tali differenze però non escludono ad un grande attore di teatro di fare tranquillamente anche del cinema, o viceversa: vi sono tantissimi esempi di attrici e attori famosi che fanno entrambi, rispettando queste rispettive esigenze. 

Non a caso incontriamo una nuova Star del teatro, Simona Berni, co-protagonista con Flavio Sala della commedia di San Silvestro 2012, passeggiare col marito al Festival di Locarno; magari contattata da qualche regista importante, potrebbe passare tranquillamente al grande  schermo, cosa che le auguriamo di tutto cuore.
Yor Milano
frill

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