Marco Maccaferri

Cinema e televisione, discipline correlate di lungometraggi, fiction, importanti spot pubblicitari, film convention, cortometraggi e diverse altre materie di comunicazione visiva, rappresentano l’intensa e avvincente vita di questo affascinante regista parmense, radicato ormai da molti anni a Milano e operativo anche in campo elvetico.
Marco Maccaferri , affermato regista di Affari di famiglia, la celebre serie televisiva della RSI, che racconta le avventure di vita della famiglia Britti, giunta ormai alla sua sesta e ultima edizione. Yor Milano, partecipando in luglio a 4 puntate della fiction, lo ha conosciuto ed apprezzato. Dovendo registrare la commedia del TEPSI di San Silvestro per la RSI, gli ha proposto di farne la regia televisiva. Marco ha accettato!

Maccaferri, uomo di cultura cinematografica, è inoltre grande esperto nella realizzazione di documentari industriali, egli spazia il suo operato professionale tra Italia e Svizzera, intercalando le sue tecniche di conoscenza visiva tra personaggi e materie di settore dell’informazione mediatica.
Ha accettato di dare il suo prezioso contributo professionale, nella versione televisiva, alla commedia edizione 2013, del Teatro Popolare della Svizzera italiana “Dò Tosan e trè valiis”.
Accettare di dirigere Yor Milano, una sfida, una curiosità o cos’altro?

Nè l’una né l’altra, sicuramente e’ un’ esperienza professionale, il mio lavoro e’ fare il regista e il primo impegno per un regista e’ quello di lavorare e dirigere gli attori. Con Yor mi sono divertito, e’ un attore che lavora con grande entusiasmo e, proprio grazie a tale qualità’ unita alla sua esperienza, supera ogni difficoltà’.

Teatro, televisione, cinema. quale di queste tre discipline la appaga di più come regista e quale come spettatore?

Il cinema, davanti ai film che amo ritorno bambino.

Nei suoi lavori più fantasia o più realtà?

Mi piace lavorare sulla vita reale dei personaggi con accadimenti improvvisi e fantastici che vanno a spezzare le abitudini quotidiane.

Si diverte di più nel dirigere professionisti affermati o attori meno noti ?

Mi diverto con tutti i tipi di attori, da ognuno di essi, noto o non noto, si puo’ imparare e dare sempre qualcosa di diverso.

Quante volte riguarda un suo lavoro, una volta completato ?

Francamente non lo guardo per un periodo abbastanza lungo, poi con grande curiosità’ me lo rivedo come se fosse stato girato da un altro.

Tra i molti attori con cui ha lavorato nella sua carriera, ne esiste uno al quale si è affezionato in modo particolare, e perchè?

Sì, e anche parecchi, soprattutto con quelli che lavorano capendo i tempi e lo spirito di collaborazione che io cerco sempre. Quando succede, cosa fantastica!, il set, pur con le giuste gerarchie, diventa un’unica e compatta squadra tecnico/creativa.

Qual’è il vero filo conduttore che lega un regista ad un attore?

Il regista deve suggerire al talento dell’attore la giusta strada per rendere vivo e umano il personaggio scritto. E’ un’unione sì tecnica ma anche spirituale, che dura forse solo l’istante del ciak, ma che sicuramente deve essercì altrimenti l’energia creativa si dissolve e la ‘scena’ diventa piatta..

Le è mai capitato di dover rifiutare un lavoro per etica o per contrarietà di valori?

Francamente no, pero’ mi e’ capitato di rifiutare un lavoro offertomi da persone con le quali non mi ero trovato bene la prima volta.

Nella maniera più sincera possibile, ci da un giudizio su tutti gli attori, giovani e meno giovani, del Tepsi ?

Sinceramente mi sono trovato molto bene, tutti impegnati a fare al meglio il lavoro, senza perdersi in fronzoli egoistici o da “star”.

Progetti futuri in collaborazione con Yor Milano ?

Progetti sì, senz’altro, e’ ancora presto per parlarne pero’…

E’ stupefacente volgere il pensiero a come due sinergie di enorme positività come quelle di Yor Milano e Marco Maccaferri, possano aver trovato il giusto equilibro a favore della comunicazione, della cultura e dello spettacolo. Agli inizi del 900 il grande compositore austriaco Gustav Mahler, accostò l’inno medievale “Veni creator spiritus” alla scena finale del Faust ghoethiano, due testi lontani ma allo stesso tempo decisamente simili.
A noi piace pensare che due esteti della comunicazione come Yor e Marco apparentemente lontani, possano sigillare con questo lavoro, una profonda alleanza capace di produrre blasonati progetti.

a cura di Pietro Vagli Viello

“… Rimango dell’idea che un regista deve saper fare l’operatore, l’attore, il montatore, deve conoscere il lavoro del macchinista, dell’elettricista, deve avere orecchio per i suoni e le musiche, deve adattare la sceneggiatura all’immagine che ha in testa, deve chiudere gli occhi e sognare la luce e la scenografia del suo racconto, deve vestire i suoi personaggi, truccarli e pettinarli… non importa se il regista eccelle o meno su uno o piu’ aspetti del suo lavoro, importante e’ il suo sguardo d’insieme che solo lui puo’ e deve avere… solo cosi’ puo’ farsi capire dai suoi collaboratori, solo cosi’ puo’ farsi seguire nella sua impresa, solo cosi’ puo’ rispettare e farsi rispettare dalla sua troupe…” Marco Maccaferri

frill

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