Sarah Maestri

Aveva poco più di tre anni quando fu Sarah Maestri trasferita nel reparto di pediatria oncologica dell’ospedale San Matteo di Pavia, molti mesi della sua infanzia trascorsi lottando contro una malattia emolitica.
Una sospetta leucemia che, fortunatamente non risultò tale. Un periodo difficile, che sotto un certo aspetto l’ha profondamente segnata.

Cari amici del TEPSI, vi presentiamo il nostro nuovo “acquisto”: Sarah Maestri, nata a Luino (Va), nel 1979. Si’, proprio lei, quella giovane e dolce attrice italiana, protagonista della soap “Cento Vetrine” conclamata poi come il volto acqua e sapone del cinema italiano, con il meritato successo nel film, “Notte prima degli esami”. Ma Sarah non è soltanto persona nota del cinema e della televisione, il nostro nuovo fiore all’occhiello è anche una autorevole scrittrice.

Nella lunga degenza ospedaliera, dovuta subire in tenerissima età, Sarah non abbandona mai la gioia di vivere e attraverso gli occhi di una bambina, affronta il drammatico significato di quella terribile esperienza.
Con una invidiabile forza d’ animo, nell’ interminabile periodo tempestato da esami, terapie e prognosi sempre più volubili, Sarah reagisce imparando a creare semplici e garbati fiori di carta. Il primo di questi amorevoli oggetti nati dalla creatività di quella bimba coraggiosa, è un bellissimo Iris viola. Grazie a quei fiori e al retroscena psicologico di quella tragica vicenda, anni dopo e in acque più tranquille, Sarah scrive un emozionante romanzo; “La bambina dei fiori di carta”, il sunto dotto dei tormentati anni che hanno scandito un percorso fatto di viaggi, provini, successi e delusioni della stessa autrice. Un successo letterario che diventa anche un monologo teatrale degno delle più profonde e compassate rifrazioni umane.

Da qualche mese questa attrice straordinaria per la sua semplicità, diventa “parte attiva” del nostro organigramma. L’ autorevole Presidente Yor Milano, crea una brillante sinergia tra Canton Ticino e Lombardia (Insubria) e decide di avvalersi appunto della preziosa collaborazione di Sarah Maestri nella nuova commedia, “Dò Tosan e tre valiis” una rappresentazione scenica destinata a calpestare i più importanti palcoscenici della Terra Insubre, un nuovo percorso dedicato al caro e vecchio dialetto e ad ogni sua sfaccettatura evolutiva e culturale. La bella Sarah interpreta il ruolo della figlia alquanto bizzarra di un ricco imprenditore ticinese (Yor Milano), recita per la prima volta in dialetto e a parere della critica e degli addetti di settore, riesce a mantenere i tempi scenici richiesti, ad altissimi livelli di attenzione e divertimento da parte di chi ha già avuto occasione di assistere alla commedia.

Il 2013 per la giovane luinese rappresenta un importante anno di svolta, oltre a debuttare con grande successo nel Teatro Popolare della Svizzera italiana, riesce a realizzare forse il più eloquente dei suoi progetti; dopo anni di tentativi, di sacrifici, di illusioni e di speranze, eccola debuttare come protagonista sul set del film “Il Pretore”, una pellicola diretta dal regista italiano Giulio Base e prodotta dalla Lime film in collaborazione con Chichinscì srl, casa di produzione cinematografica, televisiva e teatrale, che vede appunto Sarah Maestri tra i suoi più significativi fondatori.

Flavio Sala e Sarah in “Dò Tosan e tre valiis”

Flavio Sala e Sarah in “Dò Tosan e tre valiis”

Televisione, cinema, letteratura e teatro in Italia. Ora con Yor Milano al Palazzo dei Congressi di Lugano e con il TEPSI, chissà quante altre avventure in Svizzera! E’ felice?

Moltissimo, recitare al fianco di un uomo straordinario come Yor Milano, ha arricchito tutto di me. Lui è un attore fantastico, un vero guerriero, una persona che trova sempre e comunque la forza per trasformare tutto ciò che accade, in positiva esperienza di vita. Con sommessa umiltà credo di essere anch’io come lui. Siamo due che non si arrendono mai.

La tua prima performance ufficiale in dialetto, soddisfatta?

Decisamente, anche se devo ammettere che inizialmente qualche timida titubanza personale, non si è fatta attendere. Accettare una sfida di così alto azzardo poteva risultare un’avventura forse un pochino rischiosa. Ma grazie a Yor, al Tepsi e a tutta la Compagnia, mi sono sentita subito come in famiglia, e tutto è diventato più semplice e divertente.

Nella commedia interpreti il ruolo di una ragazza alquanto originale: più studio della parte da interpretare o più una consapevole visione di alcuni giovani d’oggi?

Direi entrambe le cose, interpretare la parte di una persona della metà dei miei anni, attraverso una determinata prospettiva, ha rappresentato un’ulteriore messa in gioco personale nei confronti del teatro e della sua disciplina, una bella esperienza che mi ha permesso di vivere valori importanti di una Compagnia teatrale che mi ha regalato semplicità e lealtà.

A proposito della Compagnia e dei suoi attori, con chi hai legato di più o meglio, chi del cast ti ha lasciato qualcosa in più?

Ho trovato una compagine fantastica, persone vere che mi hanno accolta con l’amore e le attenzioni di una autentica famiglia, tutti decisamente gradevoli. Mi ha piacevolmente colpita la sincera amicizia che lega il gruppo. Flavio Sala e Simona Bernasconi sono grandi amici e questo permette loro di creare una sinergia professionale molto importante e produttiva che ovviamente va a favore di tutta la compagnia.
C’è però una domanda alla quale non ho ancora trovato risposta; ma dove accidenti prende la forza Yor Milano per fare tutto ciò che fà? Non è mai stanco, nonostante i suoi tanti impegni, ha sempre una parola e un sorriso per tutti, è un grande uomo sia in scena che nella vita, non si stanca mai.

La bambina dei fiori di carta, un libro ma anche un monologo teatrale, come nascono?

Riguardo al libro, tutto è accaduto per un quasi inspiegabile istinto, nel 2008 tornando a casa dopo aver incontrato casualmente ad una conferenza stampa alcuni medici del Sorriso, è stato come fare un tuffo nel passato, ho cominciato a scrivere raccontando aspetti della mia vita, non riuscivo a smettere, più scrivevo e più avevo voglia di raccontare e raccontarmi. E’ stato come riordinare molte cose ed aspetti della mia vita. Il monologo è una scelta dettata dalla voglia di esternare ulteriormente attraverso la nobile disciplina del teatro, un racconto vero, una malattia vista dagli occhi e dal pensiero comunque giocoso e gioioso di una bambina e quella bambina ero io.

Hai appena terminato le riprese del film “Il Pretore” protagonista, ideatrice di questo progetto, da dove nasce l’esigenza di inscenare un libro di Piero Chiara?

E’ un progetto, ma soprattutto è un sogno che coltivo da diversi anni, il piacere e l’onore di poter omaggiare un grande scrittore che grazie alla sua arte letteraria ha portato la città di Luino in tutto il mondo. Da quando sono diventata un’attrice ho sempre sognato di riportare il cinema nella mia terra, quale migliore occasione se non il centenario della nascita di Piero Chiara per poter realizzare questo lavoro? Ho avuto la fortuna di acquisire i diritti del libro “Il pretore di Cuvio” e di questo voglio ringraziare Federico Roncoroni che è il saggio custode delle opere di Chiara, il quale ha deciso di concedere questo grande onore al mondo della cinematografia locale. E a proposito di ringraziamenti vorrei cogliere l’occasione per ringraziare di cuore tutti coloro che hanno partecipato a questo progetto, gli attori, le comparse, le istituzioni, la stampa, i produttori Valentina di Giuseppe e Massimiliano Leone i titolari della Lime Film e soprattutto vorrei ringraziare Giuseppe Battarino, scrittore e insigne magistrato, che è stato l’ultimo vero Pretore della città di Luino, colui il quale con alcuni accorgimenti a portato un prezioso contributo all’idea primordiale del progetto e del mio sogno.

Quindi un film girato nella terra d’Insubria?

Certo, una pellicola che racchiude luoghi della nostra terra, una terra a ridosso del confine elvetico, con attori e comparse del luogo, ma non vi dico altro, vi anticipo soltanto che nel cast c’è persino Yor Milano, il quale interpreta il ruolo di un simpatico medico.

La bambina dei fiori di carta e il “grande vecchio” del Teatro Popolare della Svizzera italiana si sono incontrati e piaciuti, ogni vita ha il suo tempo e le sue caratteristiche e le vite di questi due artisti sembrano volare sempre più verso una previsione artistica che va ben oltre la più sfrenatamente ottimistica, quella dell’amore per il proprio lavoro e per la propria terra.
a cura di Pietro Vagli Viello

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