Corrado Sartori - Arogno

Siamo ad Arogno, un bellissimo paese del Canton Ticino, che vanta una storia a dir poco fantastica e millenaria. Girando tra le case di questo mistico borgo posto a circa 600 metri dal livello del mare, si possono notare ancora molti resti di costruzioni che fanno pensare ad una civiltà nata molto prima degli anni mille...

Corrado Sartori con Yor

Corrado Sartori con Yor

La storia racconta che questa conformazione geografica chiamata Val Mara, grazie ad una presenza importante di acqua pura di sorgente e allo scorrere del fiume Mara, si prestò generosamente all’insediamento di alcune comunità di pastori e di contadini, che grazie alla possibilità di facile disboscamento e quindi di insediamento, riuscirono a vivere in sicurezza e tranquillità accudendo al bestiame e ai frutti della terra.

Negli anni a seguire però , per un naturale spirito di sopravvivenza, nell’intento di sfruttare la stessa acqua, popoli delle terre adiacenti resero la vita degli abitanti di Arogno decisamente difficile. Gli scritti dell’epoca raccontano che il popolo dovette vendere cara la pelle per difendere i corsi naturali delle acque e che nonostante tutto dopo infinite lotte e controversie, prevalse il buon senso a dispetto dell’ingordigia e dell’avarizia, dando vita a soluzioni utili per tutte le civiltà presenti nel territorio.

Il corso degli eventi, censisce una particolare proprietà delle sorgenti di Arogno,soprattutto quella di Calfaree (casa del fabbro ferraio) è di fatto accertato che l’acqua di questa nota fonte, è composta da un’energia analoga a quella della grotta di Lourdes.

E’ comprovato infatti, che i corpi terrestri (acqua compresa) emettono onde, meglio definite come radiazioni, un’energia naturale che fa parte di quei fenomeni dell’universo, e a questo riguardo, alcuni affermati esperti di settore, dopo le opportune misurazioni hanno affermato che le due sorgenti (Calfaree e Lourdes) emanano la stessa energia.

Nel 1873, periodo in cui il lavoro veniva a mancare e le risorse erano molto ridotte, Alessandro e Romeo Manzoni (omonimi del grande scrittore italiano) comunque uomini politici e intellettuali di Arogno, davano vita al complesso industriale che avrebbe portato un discreto benessere per molti e molti anni. Esordiva così l’epoca dell’industria degli orologi, più semplicemente chiamata dagli arognesi La fabbrica di orologi Manzoni & Figli, una concretezza imprenditoriale che permise a molte famiglie di mantenere le proprie radici nel paese e quindi potersi dedicare alla vita sociale e politica, inoltre per i più legati ai valori primordiali, la possibilità di potersi occupare del bestiame, dei boschi e della campagna.

Il 22 maggio di quello stesso anno si spegneva a Milano il padre de “I promessi Sposi” Alessandro Manzoni.

La fabbrica fu scenario di un mutamento antropologico di grande importanza, inoltre diede lavoro a un gran numero di nuclei familiari, soprattutto alle donne del luogo, altrimenti designate alla vita casalinga.

Al tempo in cui lavoravano oltre trecento operai, questa industria diventò un paese nel paese, una forma di enclave che riuniva sotto lo stesso tetto per dieci ore al giorno gente di Arogno e dei villaggi della Val d’Intelvi, come Lanzo, Pellio, Scaria, oppure di Rovio, Melano Maroggia e altre località, tutte legate al destino di una terra che pian piano prendeva corpo e importanza, l’Insubria.

Nel 1925 venne costituita la Federazione svizzera dei fabbricanti di orologeria, istituzione a cui la Alessandro Manzoni & Figli aderisce senza sorta di dubbio, sette anni dopo nel 1932 questa storica società cede il passo e vende al trust Ebauches SA, da quel momento per gli arognesi crolla un sogno.

Quella fabbrica che aveva prodotto orgoglio e benessere attraverso il nome di una casata del luogo (I Manzoni di Arogno), quella realtà industriale sopravvissuta alle sorti più avverse, finiva nel meccanismo della enorme rete di aziende che perdevano la propria individualità ed entravano nel calderone del “Trust” quello strumento giuridico che ufficiosamente agisce nell’interesse di una o più aziende, tutelandone produttività e competenza.

Ma gli anni a seguire furono scenario di una certa decrescenza, dettata dal cambiamento e dalla finta evoluzione di un altrettanto finto progresso. Le macchine sostituivano sempre più l’uomo, a discapito della manodopera. In un certo qual modo, fu il principio della fine.

L’avvicendarsi di cambiamenti di diversi organigrammi societari e di fusioni più o meno produttive, il 1990 rappresentò l’anno di chiusura definitiva di tutte le realtà commerciali discendenti dalla mitica Alessandro Manzoni & Figli, 153 anni di storia della produttività di Arogno cedeva il passo a nuove realtà commerciali.

Oggi su un’area di 11.450.metri quadrati, di cui 1.950 circa di superficie stabile, non resta altro che un corpo di proprietà privata, che attende dignitosa destinazione d’uso.

A questo riguardo le istituzioni locali, sperano di poter presto trovare una soluzione austera anche a questo problema.
Tuttavia questa località non è celebre solo per la sua acqua portentosa e per la fabbrica degli orologi, questo lembo di terra insubrica è dotato di storie, detti e racconti di autorevole rilievo letterario.

Terra longobarda di accesso alla Val d’Intelvi che cita: “Sa va mía a Röf e a Rögn sénza végh un gran büsögn”. Questa sintesi dialettale esprimeva bene, in un passato ormai lontano, quanta fatica dovesse sobbarcarsi il viandante intenzionato a raggiungere Arogno.

Nella seconda metà dell’Ottocento, la mulattiera che saliva da Maroggia, incuteva timore, soprattutto in un tratto ancora oggi denominato Abícc (Abissi). Ad essa si favoriva il sentiero che saliva da Campione d’Italia, passava per Pugerna, superava la sella di San Vitale, scendeva ad Arogno e di lì proseguiva verso la Val d’Intelvi: l’antica via longobarda.

E all’epoca longobarda si rifà pure la denominazione di Arogno, che per il Lurati richiama il termine “ara”, zona connessa a una staccionata di difesa militare, in questo caso per il controllo dell’accesso alla Val d’Intelvi. Né va dimenticato che la via strategica che collegava Castelseprio (importante centro longobardo) con l’isola Comacina passava proprio per Arogno e la Val d’Intelvi.

Molte le testimonianze a riguardo, la più eloquente è forse l’atto con cui Lupo da Arogno, all’inizio del IX secolo, sotto il regno di Pipino I (781-810) vende un’ancella al nobile Totone da Campione, per una libbra d’argento.

L’atto è stipulato ad oradorio sancti Vidali, in fundo Aronni, cioè nell’oratorio di San Vitale, il territorio di Arogno, struttura recentemente restaurata, che sorge sulla strada per Pugerna. Lungo la strada troviamo un’altra testimonianza longobarda, in località Sant’Evasio, stupendo poggio che si affaccia sul golfo di Lugano.

Corrado Sartori è primo cittadino di Arogno dal 2004, ma la sua esperienza comunale risale al 2000, anno in cui inizia la sua esperienza politica come Vice Sindaco. Nativo del luogo, questo Signore dagli occhi molto chiari e sinceri, discende dalle famiglie Patrizie di Arogno, ma la semplicità e la simpatia con cui questo uomo ci accoglie lascia subito pensare che la storia di questo popolo e di questo paese, a prescindere dalla nobiltà di alcune famiglie, rimane ricca di valori umani ben più importanti di qualsiasi titolo.

Non e più così facile trovare un Sindaco che opera nello stesso luogo in cui è nato, ciò può significare amore per la propria terra e cos’altro?
Sicuramente il proseguimento e l’impegno sociale nel mantenere le origini, la cultura e la civiltà dei nostri luoghi e dei nostri avi, a cui dobbiamo molto.

A cosa si sente più legato nell’insieme del contesto arognese?
Tutto di questo ambiente fa parte della mia vita. Lo scenario, l’aria, le persone, la gente di questo paese e pura come la nostra acqua.

L’acqua miracolosa come quella di Lourdes?
Miracolosa forse è un termine troppo forte, diciamo che come affermava il nostro storico parroco, don Walter Cereghetti, uomo di grande culto e sapienza, che purtroppo è scomparso qualche anno fa, l’energia e le proprietà della nostra acqua sorgiva sono paragonabili a quelle di Lourdes. Tutto questo ovviamente dopo che illustri rabdomanti coadiuvati da una serie di analisi di laboratorio, hanno sentenziato che le due acque hanno proprietà decisamente simili. Al di là del fatto che possa essere considerata più o meno portentosa, è comunque un’acqua che scrive una pagina molto importante nella storia di Arogno. Dai primi insediamenti antropologici, per poi servire le famose fabbriche di orologi sorte tra il primo e il secondo secolo, fino ad oggi, materia idrica che serve molti comuni adiacenti al nostro.

A proposito di comuni limitrofi, i vostri rapporti?
In linea di massima direi buoni, personalmente e per indole, vorrei poter ampliare alcune sinergie di operatività, come ad esempio l’unificazione nella raccolta dei rifiuti, onere e mestiere che per il momento ognuno porta a termine per suo conto, oppure la creazione di un unico ufficio tecnico per più comuni, in modo da ottimizzare le spese e avere un monitoraggio più costante e chiaro, in favore del territorio.

Argomentazioni sulla quale non trova il giusto riscontro da parte degli altri sindaci?
Diciamo che per il momento, queste proposte sono al vaglio delle varie giunte, aspettiamo e speriamo che il messaggio venga visionato e recepito, per ciò che in realtà vuole rappresentare. A nostro parere unificare alcuni servizi, può risultare valore aggiunto per il bene di tutti.

Ha già avuto modo di sperimentare questa teoria nel corso dei suoi mandati?
Certamente, e non solo con i comuni svizzeri, ma anche con strutture italiane come Legambiente. In questo caso il comune di Arogno ha partecipato attivamente con gli aiuti essenziali di stato e la preziosa collaborazione del comune di Lugano, al progetto di demolizione di quella struttura considerata l’ ecomostro della Sighignola. A mio avviso un momento importante di sinergia e civiltà.

Si riferisce a quella che gli italiani chiamano; Il balcone d’Italia?
Per l’appunto, ma anche la terrazza sulla Svizzera e soprattutto una struttura che sorgeva sul nostro territorio. A conclusione di molti anni di scempio paesaggistico, siamo riusciti a risolvere un problema che per anni ha angosciato le istituzioni italiane e svizzere.

Quindi questa opera compiuta, opere invece che vuole compiere in un futuro immediato?
Oltre alla demolizione dell’ecomostro negli ultimi anni abbiamo sistemato tutte le strade del nostro comune, abbiamo sistemato i vecchi puri pericolanti, dislocati in diverse aree del paese,rifatto tutte le canalizzazioni sotterranee per il trasporto in sicurezza delle acque chiare e luride. Adesso concentriamo le nostre forze sul rifacimento delle due principali piazze; quella del Velecc e quella di Piazza Grande.

Attraverso quali migliorie?
A riguardo abbiamo promosso un concorso pubblico di idee, su come si volesse realizzare questo progetto di rifacimento delle piazze. Un’ iniziativa alla quale hanno aderito alcuni architetti di queste zone, presentando ognuno un suo progetto.

Qual’è stato l’epilogo ?
Per la circostanza è stata istituita una giuria mista, composta da alcuni esperti di settore e gente comune, la quale ha optato per il progetto dell’architetto Luigia Carloni di Rovio (moglie dell’insigne Giovanni Tita). Professionista di rango, stimata anche per il suo continuo impegno nel sociale e nella salvaguardia di flora e fauna delle nostre valli. Entro la fine del 2013 i lavori di queste due piazze saranno sicuramente ultimati.

Altri progetti?
Alcuni già realizzati, come il potenziamento dell’amministrazione al servizio dell’utenza, creando un ufficio tecnico attivo al 100%, e l’insediamento di un’assistente sociale che una volta alla settimana è a disposizione di tutti, soprattutto degli anziani e dei meno fortunati.

C’è qualcosa che da qui alla fine del suo mandato vorrebbe realizzare?
Ciò che in primis mi sta a cuore è mantenere una certa stabilità delle finanze del borgo. Solo adottando una linea di compostezza contabile, si potranno realizzare buoni intenti. Al di là di questo, mi piacerebbe poter organizzare di tanto in tanto una modesta tavolata con gli amici sindaci dei paesi vicini, un momento di incontro dove poter creare sinergie per il bene dei nostri cittadini.

Arogno: Carnevale del passato

Arogno: Carnevale del passato


Anche in questa occasione abbiamo fatto qualche piccola e innocente indagine di redazione, ed abbiamo scoperto che questo simpaticissimo e cordiale Sindaco è presidente dell’Arogno calcio che milita in 5’ divisione del campionato svizzero, e che apprezza molto le commedie e la musica dialettale. Nel chiosare quest’uomo dagli occhi chiari e il sorriso sincero, vediamo un primo cittadino capace di lasciare una traccia dettata dalle regole fondamentali della vita. Un uomo rispettoso e libero in un libero contesto.

1 commenti

Olivia Carmensilva Ramellini- Sartori :
ho appena scoperto questo documento e mi è piaciuto tantissimo! Una bella storia del nostro paese e tanti tantissimi ricordi. Complimenti e grazie x tenere vivo il " nostro" caro paese, Carmensilva | mercoledì 05 novembre 2014 12:00 Rispondi
frill

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