“Linea della Lona di Lodrino”

Parliamo oggi della cara e antica “Linea della Lona di Lodrino” di cui probabilmente molti giovani non hanno mai sentito parlare.

Le popolazioni che popolavano  quel  territorio chiamato molti secoli prima la Gallia Cisalpina, e che, all’inizio del secolo scorso, si accingevano ad affrontare periodi di guerra,  svilupparono una loro  geometria di difesa, finalizzato alla tutela  del territorio, ma anche alla soluzione degli ordinari problemi dalla vita quotidiana.

Un vera e propria linea geometrica che attraversava una parte della valle del Ticino la quale necessitava di seri controlli  ai passi del San Jorio, del Monte Ceneri, le strade lungolago di Magadino e Gordola. per passare poi allo stesso piano di  Magadino,  un infido e ipotetico terreno di aerosbarco per eventuali truppe paracadutiste che nascevano in quegli anni.


La storia ci narra che a quell’epoca, su tutto il territorio che comprendeva l’area padana/elvetico alpina, emerse la necessità di costruire strutture fortificate allo scopo di delimitare, difendere e salvaguardare il popolo ticinese da un’eventuale invasione da Sud, come, per ragioni strategicamente opposte, fece  quello  lombardo,  costruendo la famosa linea Cadorna nel Varesotto.
Storica e famosa la linea della LONA di Lodrino, che fu una delle soluzioni per  questo eventuale pericolo. Si trattava di ottenere un robusto punto strategico, utile alle truppe elvetiche, per  proibire al nemico giunto alle porte di Bellinzona, un ulteriore avanzamento in direzione della Leventina con conseguenze che sarebbero potute risultare catastrofiche per il Ticino e per il dispositivo difensivo elvetico.

La conformità di questa regione caratterizzata dall’estesa  ansa del fiume Ticino a nord-est di Lodrino, la quale riduce notevolmente la transitabilità della vallata, stimolò gli strateghi dell’epoca,  forti della congruenza delle ripide pareti di roccia localizzate ai fianchi della montagna, a sfruttare queste armi naturali di difesa, per limitare  fermamente, le possibilità di oltrepassare una linea di difesa costruita proprio su questo punto.

Giovando di questa risorsa spontanea, il fiume delineò per molti anni quel limite inesplicabile di varco per qualsiasi truppa militare. Un punto geografico strategico che fu inoltre intensificato con  blocchi in cemento armato, schierati su una linea spaccata, costituendo una ampia “V” rovesciata che ancor oggi attraversa i paesi di Lodrino e Osogna , ed ‘è proprio da questa particolarità che deriva l’acronimo LONA.

Grazie al concorso di  varie circostanze storiche e grazie agli uomini di buona volontà, si concluse il secondo devastante conflitto mondiale, e la linea difensiva di Lodrino, seppur modernizzata e riconosciuta come concetto di “Neutralità Armata”  della Confederazione Elvetica, cominciò un percorso storico sociale di dignitosa valenza. Cinque anni dopo il crollo del muro di Berlino, Lona fu definitivamente disarmata.

Oggi questo fiore all’occhiello della nostra memoria storica, rappresenta l’orgoglio dei  militi che hanno prestato servizio in difesa del popolo svizzero in quel periodo,  e in concomitanza col  Museo Mondascia di Biasca, che ospita tutte le armi installate nelle opere della Lona durante il periodo bellico, costituisce un’ importante peculiarità  storico-culturale e turistica assolutamente da visitare.

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