Lugano 30 agosto 1953: la storia è qui

30 agosto 1953: Lugano ha addosso gli occhi dell’Europa sportiva perché si corre il Mondiale di ciclismo su strada organizzato dal Velo Club Lugano 1890, sotto il patronato dell’Unione Velocipedista Svizzera (SRB). Sarà una giornata indimenticabile, che resterà scritta nella storia mondiale, non solo sportiva.

1953. Fine d'agosto. Le ore del  mondiale ciclistico di Lugano scrissero giornate indimenticabili. Già dal sabato, che vide la vittoria di Filippi su Nencini fra i dilettanti, si assistette ad una invasione di 300.000 tifosi italiani, con code enormi alle frontiere. Folla ovunque, in quel week end. Alberghi colmi, bivacchi sulle colline, strade d'accesso intasate (si contarono dall’Italia 1.100 pullman, 1500 automobili e 12 treni speciali).

La città e i dintorni vivettero una notte insonne, fra cori dei tifosi, orchestrine improvvisate e schiamazzi inneggianti soprattutto i corridori italiani. Alcuni gruppi si erano presentati con orchestre al seguito. Pochi eccessi, comunque, e tutti controllati, a   testimoniare l’efficienza “svizzera” con cui la regolarità delle gare fu assicurata, cosa amiracolosa vista la straripante partecipazione di pubblico.

Il giorno della gara dei professionisti, l’aereoporto di Agno, dove erano stato fissato l’arrivo e montate le tribune, era praticamente isolato. Tutti i prati attorno, e ogni metro dei 15 chilometri del circuito risultavano ingolfati già dalla sera prima, da segnalare qualche scaramuccia di poco conto fra i tifosi, ma subito spenta dall’organizzazione che si rivelò addirittura miracolosa, come ebbero a scrivere i giornali.

Partenza alle 10. Gli svizzeri puntavano su Ferdi Kubler, ma non era giornata, arrivò per onore della firma settimo a 12 minuti e 57.

L’inizio fu quello della solita fuga iniziale e un Coppi che corse coperto, in attesa dell’attacco annunciato secondo i piani al quattordicesimo giro. Ma quel giorno tutto fu straordinario tanto da far saltare ogni tattica. Il campionissimo partì al tredicesimo, sfruttando il 10 per cento della Crespera, seguito solo dal belga Derjike (agli esordi di una buonissima carriera) che comunque verrà progressivamente schiantato dal ritmo di Coppi.

Gli ultimi chilometri segnarono l’apoteosi del Campionissimo fra due ali di folla esaltata (si segnalarono chiodi buttati da una finestra di Bioggio, ma non rovinarono la festa), con un Fausto proteso a vivere "il giorno più bello della sua vita".

Da segnalare, che proprio quel giorno comparve sulle tribune, dietro a lui, una misteriosa dama che a breve avrebbe scritto un  pezzo di storia dell’Italia civile fra divorzi, processi, confino etc. etc.

Dopo la premiazione, l’irridato tornò al ritiro azzurro di Bosco Luganese, per quella che probabilmente fu la serata culmine di una carriera grandiosa, con Lugano che quel giorno ebbe la possibilità di legare eternamente il proprio nome ad una impresa leggendaria non solo sportiva. 

frill

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