Una breve storia del Referendum: dalla Svizzera del Tredicesimo secolo alla Brexit

I referendum sono comuni in molte democrazie, ma raramente sono stati di tale portata. Nella storia più o meno recente, tuttavia, i referendum hanno avuto eredità complicate: hanno portato molti Paesi all’indipendenza politica, mentre, in altri casi, hanno permesso ai dittatori di dare una legittimazione al proprio potere.

Dopo il referendum che ha decretato la Brexit, tutti parlano di questo istituto di votazione popolare.

Ma dove nasce il referendum?

Le prime tracce nella storia moderna di referendum nella forma che conosciamo oggi si trovano proprio in Svizzera, dove, nel tredicesimo secolo, gli uomini si riunivano e votavano per alzata di mano su argomenti di interesse per la collettività.

La Svizzera è oggi una sorta di capitale mondiale dei referendum e della democrazia diretta, avendo inserito la pratica referendaria nella propria costituzione già nel 1847. E oggi una questione che raggiunga le centomila firme entro diciotto mesi può essere votata pubblicamente: nel 2016 si sono già svolti nove referendum, e cento ottanta nei venti anni appena trascorsi.

In effetti, la democrazia diretta è uno dei tre elementi che definiscono la cultura politica svizzera, gli altri due sono il federalismo e, sebbene più di recente, il conosciativismo. Il coinvolgimento diretto dei cittadini in decisioni politiche importanti è parte inscindibile della storia svizzera.

Le istituzioni di democrazia diretta a livello di governo cantonale sono parte della storia primigenia della svizzera, e l’introduzione del referendum a livello nazionale era uno sviluppo prevedibile di questo tipo di istituzione, riflettendo le nozioni di sovranità popolare, ma anche come canale per mostrare un potenziale malcontento potenziale e anche come strumento di controllo sul potere accresciuto del governo federale. Insomma la Svizzera, nei secoli della sua storia, dalle origini ad oggi, ha portato l’istituzione del referendum dal livello locale a quello cantonale fino a quello federale come strumento di sovranità popolare consolidato.

 Ma mentre la Svizzera ha un’esperienza estremamente positiva dei referendum, altrove la pratica politica ha una storia più controversa. La Germania utilizzò lo strumento del referendum per autorizzare i poteri assoluti di Adolf Hitler, come nel 1934, quando un voto pubblico rese Hitler contemporaneamente Cancelliere e Presidente dello Stato. Ciò che gli conferì poteri dittatoriali senza precedente in altri Stati, fatta eccezione per l’epoca di Gengis Khan.

Moltissimi altri Paesi però hanno avuto ottimi risultati dall’utilizzo dei referendum, votando per l’autodeterminazione e per l’espulsione degli occupanti imperialisti: nel 1958 il Gabon, il Senegal, la Costa d’Avorio, il Madagascar, il Congo, il Ciad e la Nigeria votarono per la secessione dalla Francia; lo stesso accadde dopo la caduta dell’Unione Sovietica, quando la Lettonia, la Lituania, la Georgia e l’Ucraina votarono in favore dell’indipendenza. Nel 2006 toccò al Montenegro e nel Sudan Meridionale nel 2011.

Negli U.S.A. il referendum nazionale non esiste, poichè i Padri Fondatori credevano che avrebbe minato il sistema federale, progettato per fornire autonomia ai singoli stati. Tuttavia esistono referendum in ventiquattro degli stati confederati, sia legislativi, sia popolati. Il primo referendum ebbe luogo nel 1788 nel Massachusetts

Il primo referendum britannico risale al 1973, quello per la Brexit è l’undicesimo, ma il secondo per determinare le relazioni con l’Unione Europea: nel 1973, infatti, I britannici votarono per rimanere nell’allora CEE, e a quei tempi i voti a favore furono decisamente molto di più di quelli contrari.

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